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Eccezioni

Fra i pronomi di terza persona, la forma oggettiva (lui, lei, loro) si sostituisce alla soggettiva (egli, ella, elleno), quando la persona operante debba avvertirsi di più e mettersi in rilievo maggiore. Ciò accade specialmente:

dove siano più persone a contrasto o in vicendevole corrispondenza.

dove si debba ben distinguere e separare una persona dalle altre.

in generale, quando il soggetto è posposto al verbo.

dopo anche, neanche, nemmeno e simili forme avverbiali.

Loro invece di eglino, elleno si usa regolarmente davanti al plurale signori, signore (quando si rivolge il discorso a più persone); e davanti ai numeri cardinali.

Fuori di questi casi non è conforme all'uso dei buoni scrittori l'adoperare le forme oggettive al posto delle soggettive di terza persona; benché i toscani dicano sempre lui e lei, loro, eccettuato il caso dopo l'interrogazione (per esempio: che fa ella? che ci stann'eglino a fare?) e delle proclitiche gli ed e', quando il pronome non è necessario. Ed il Manzoni nei suoi Promessi Sposi ha seguito quasi sempre il costume popolare.

Uso della forma oggettiva

La forma oggettiva si adopera sempre in posizione di oggetto e dopo preposizioni: per esempio: amo lui, odio te ecc. parla di me; dico a lui ecc. ecc.:
si usa pure dopo gli avverbi relativi come, siccome, quanto, altro che, dove, salvoché, e dopo l'interiezione ecco.

Per eccezione si sostituiscono le forme soggettive, quando si vuole che si sottintenda chiaramente il verbo ripetuto.

nelle esclamazioni, con un aggettivo.

come predicato nominale dopo essere, parere, esser creduto ecc..

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