LA PROPOSIZIONE
Divisione della sintassi
La sintassi insegna usare e congiungere insieme le parole e le proposizioni in modo conforme tanto alle regole generali della logica, quanto alla natura speciale di una lingua. Da ciò ne deriva la distinzione che alcuni fanno fra sintassi generale comune a tutte le lingue, e sintassi particolare variabile in ognuna di esse.
Proposizione semplice
Qualsiasi pensiero della mente, quando è
espresso con parole, forma una proposizione. Ogni proposizione si compone
di almeno due parti: la cosa di cui si parla e quello che se ne dice. Per
esempio: il capo comanda; io leggo; la bellezza piace; la candela illumina; il pane si cuoce; l'uomo è ragionevole; Aristotele fu dottissimo. La prima
parte (il capo, io, la bellezza, la candela, il pane, l'uomo, Aristotele) si chiama
soggetto, mentre la
seconda parte (comanda, leggo, piace, illumina, si cuoce, è ragionevole, fu
dottissimo) si chiama
predicato.
Il soggetto deve essere sempre un sostantivo o qualunque altra parte del
discorso usata come sostantivo; per esempio, il buono, il bello, il mio, il tuo,
questo, quello, il vivere, il parlare, il prima, il poi ecc. (il leggere
ricrea, questo piace, quello è brutto ecc.).
Il predicato può essere di due specie: verbale o nominale; è predicato verbale quando
l'azione si compie nel solo verbo, per esempio il capo comanda, la bellezza
piace, la candela illumina; è
predicato nominale nominale quando l'azione si compie in un nome (od altra parola che ne fa le veci)
che si
accompagna al verbo, per esempio l'uomo è ragionevole; il savio è re; io non sono
te; tu diventi ricco.
I verbi che possono avere compimento in un nome sono innanzitutto, fra quelli intransitivi,
il verbo essere; quindi molti altri verbi che indicano principio,
durata, cessazione, apparenza di essere, quali i verbi divenire, nascere, riuscire,
restare, parere, apparire ecc. Per esempio: alcuni nascono ciechi, molti restano
ignoranti, i presuntuosi sembrano dotti ecc.
Inoltre sono tali anche quei verbi transitivi che significano eleggere, nominare, stimare
ed altri di significato simile, i quali si compiono nel nome della funzione,
della denominazione o della qualità che si conferisce o si attribuisce a
qualcuno, per esempio. eleggere re, nominare Giovanni, stimare dotto o ignorante ecc. o in
costruzione passiva come esser eletto re, esser detto o chiamato Francesco, essere
stimato, creduto, reputato buono o cattivo.
Quella che abbiamo fin qui descritta è la forma più semplice possibile della
proposizione che si chiama appunto proposizione semplice.
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