Proposizione semplice ellittica
La proposizione semplice può non essere completa, cioè può lasciare sottintesa una sua parte (figura di ellissi). Più spesso manca il soggetto, il che avviene quando il predicato stesso o il contesto del discorso bastano a farlo individuare, per esempio: leggo (io); leggi (tu); leggono (quelle persone, di cui abbiamo parlato). Talvolta si omette invece il predicato verbale, perché già noto: per esempio alla domanda Chi legge? si risponde: io, tu, lui (senza ripetere il predicato verbale); oppure si mette il solo nome del predicato nominale; per esempio: io ricco, io sano (cioè si omette sono).
Proposizione complessa
Una proposizione semplice può ampliare con altre parole i suoi elementi.
Queste parole si chiamano complementi, e la proposizione prende il nome
di complessa.
Tali complementi possono essere:
Attributivi, così detti perché attribuiscono ad una cosa una
qualità, una proprietà, una condizione. Essi consistono in aggettivi, o in
frasi rette da preposizioni, che ne fanno le veci, o in sostantivi (nel qual
caso si ha l'apposizione); ed aggiungono al soggetto una qualificazione,
per esempio i bravi allievi studiano; la virtù sincera piace; la casa di
Piero era splendida. Plinio il Vecchio fu arso. Federico imperatore regnò.
Oggettivi, così detti perché fanno da oggetto ad un verbo transitivo.
Essi consistono in nomi, pronomi o infiniti, su cui cade direttamente l'azione
del predicato: io leggo un libro; la candela arde il candeliere; io voglio
parlare; devo partire ecc.
Avverbiali, così detti, perché determinano le modalità e le condizioni di
un'azione. Consistono in avverbi o in nomi retti da una preposizione, per
esempio Alessandro regnò in Macedonia; la virtù piace a tutti; Dante scrive
eccellentemente; nessuno ama per forza. Questi complementi si riferiscono al
predicato; ma possono riferirsi anche al soggetto o all'oggetto, quando invece
essere un sostantivo è un infinito: per esempio: il vivere con temperanza è
salubre. io amo il parlar poco.
I complementi attributivi possono riferirsi anche all'oggetto o al nome contenuto nel complemento avverbiale; per esempio: io leggo un libro bello; la candela arde il candeliere di carta; i pazzi si interessano delle cose più strane.
Tutti i complementi possono reggere a loro volta altri complementi; per esempio: io leggo il libro divertente di Pietro mio cugino; dove abbiamo quattro complementi dopo l'oggetto, oppure Aristotele, il più dotto dei Greci antichi, divenne immortale, dove, dopo il soggetto, abbiamo quattro complementi (più, dotto, dei Greci, antichi).
| Pagina precedente | Pagina seguente |
