Proposizione complessa ellittica
Talvolta, di una proposizione complessa, non rimane altro che l'oggetto o il
complemento avverbiale, potendo sottintendere il resto; per esempio: Che desideri tu? Un
cavallo (sottintendendo: Io desidero ecc.). - O l'asso o il sei (sottintendendo:
scegliete). - In
casa (sottintendo: andate, entrate). - Lo farete? Per forza (sottintendendo:
lo farò). -
Presto (sottintendendo: fate, camminate o simili).
Le interiezioni non sono altro che delle proposizioni semplici
o complesse con ellissi, per esempio. Su, via, animo ecc..
Proposizione composta
Quando una proposizione contiene due o più volte lo stesso elemento o complemento, si dice composta; per esempio Dante e Petrarca furono i più grandi e sublimi poeti della loro età, anzi di tutto il secolo XIV. Questa proposizione ha due soggetti, due predicati nominali, e due complementi avverbiali, e risulta da più proposizioni coordinate (vedi paragrafo seguente) ristrette in una sola. Dante fu ecc. Petrarca fu ecc. il più grande, il più sublime ecc. Le proposizioni così abbreviate si chiamano implicite a differenza delle altre che sono esplicite.
Unione di proposizioni
Due o più proposizioni possono unirsi insieme; ciò può avvenire in due modi:
restando ciascuna indipendente dalle altre, in modo che ciascuna di esse
contenga un senso di per sé. Allora le proposizioni si dicono coordinate fra
loro, ovvero unite per coordinazione, per esempio: La vita è breve, l'arte è lunga, le
forze sono deboli. La coordinazione ha luogo senza congiunzioni (come
nell'esempio qui riferito) oppure per mezzo di congiunzioni copulative, disgiuntive,
avversative (e, o, ma ed altre di simile significato); per esempio Cade la pioggia ed
io me ne sto al fuoco. O tu hai perduto il senno, od io prendo un grave errore.
La vita è breve, ma l'arte è lunga e le forze sono deboli:
restando una sola indipendente, e dipendendo le altre da quella. La prima si
chiama principale, l'altre dipendenti o subordinate o, anche, unite alla
principale per subordinazione. Le proposizioni subordinate ora fanno da
soggetto, ora da complemento, e possono essere di quattro specie:
Soggettive (che stanno al posto di un soggetto); per esempio che tu
studi m'è caro. Chi
si contenta è ricco. Quello che tu impari ti gioverà. Chi ama teme.
Attributive (che stanno al posto di un complemento attributivo); per
esempio la virtù
che è sincera piace a tutti. L'amore che si porta al bene è lodevole. La casa
dov'ho abitato lungo tempo, mi è cara. Io amo quell'amico che mi ha soccorso
nelle disgrazie.
Oggettive (che stanno al posto di un complemento oggettivo). Desidero che tu
profitti nello studio. Io dico che la vera felicità sta nella virtù.
Avverbiali (che stanno al posto di un complemento avverbiale); per
esempio La virtù
piace a chiunque ha senno. Dante scrive in modo, che nessuno l'ha ancora superato.
Noi dispregiamo la virtù, quando è viva, la lodiamo, quando è estinta.
| Pagina precedente | Pagina seguente |
