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Nomi con due plurali

Quanto ai sostantivi che possono avere due plurali, in i e in a, già accennammo i loro differenti significati, notando che il secondo aveva per lo più un senso particolare e ristretto e spesso anche collettivo. Qui porteremo qualche esempio di quei sostantivi, nei quali le due uscite, avendo un senso manifestamente diverso, sono usate tutte e due più di frequente.

Anella si usa oggi soltanto in senso metaforico, parlando dei capelli inanellati, come nel Tasso: Torse in anella i crin minuti.

Bracci ha solamente senso metaforico: - Così si dice bracci della croce, bracci di terra, di un fiume ecc. Quando però la parola indica misura, fa il plurale in a: per esempio era alto tre braccia.

Carra si usa per indicare il carico dei carri.

Cervella si usa talora in senso materiale e per maggiore evidenza, specialmente nella frase spargere le cervella, bruciarsi, forare le cervella e simili.

Cigli si usa in senso metaforico: cigli della fossa, del monte e simili.

Coltella si usa di rado al plurale e solamente per indicare una specie di daga. Seppur raro e arcaico, si adopera anche in tal senso la coltella, le coltelle, nome femminile.

Cuoia si usa oggi solo per la pelle del corpo umano, o il corpo stesso e la vita, ma per lo più con un certo disprezzo, nelle frasi distendere, riposare, ripiegare, tirare, lasciare le cuoia.

Fila si adopera per indicare più fili che contribuiscono a comporre un tutto, e spesso in senso metaforico o speciale. Si chiamano fila i fili di tela disfatta che servono per le ferite; e far le fila si dice di qualsiasi sostanza viscosa, come formaggio e simili. Del resto si usa fili anche in senso metaforico, per esempio i fili del telegrafo, i fili di ferro ecc.

Fondamenta è assai raro: si usa al più in senso proprio per dare maggior forza al discorso, come se si dicesse: tremò la casa fino dalle fondamenta.

Fusa è usato solo in qualche frase, come quando diciamo che il gatto fa le fusa.

Guscia è poco usato anche nel senso indicato.

Membri si usa solo in senso metaforico; per esempio i membri di un'Accademia, i membri d'un periodo.

Mura si dice specialmente di città e fortezza e in generale per indicare muri grossi e forti d'uno stesso edificio. Si dice anche tra quattro mura nel senso di in carcere o simili.

Ossi dicesi di ossa non umane, riguardate sparsamente: per esempio al cane si danno gli ossi.

Pugna è d'uso poetico.

Risi sarebbe da usarsi appena in verso. Si usa però come plurale di varietà di riso.

Sacca indica misura. Per esempio: Semina venti sacca di grano. Si dice anche  comunemente: il tale ha quattrini a sacca.

Stai non è quasi mai adoperato.

Si noti che, quando si accenna in forma partitiva a uno solo degli oggetti aventi doppio plurale, questi conservano il plurale in i. Così si deve dire uno dei ginocchi, nessuno dei labbri, uno dei due lenzuoli, uno dei diti. Anche se si dice più spesso al singolare: un ciglio, un ginocchio, un dito, un lenzuolo ecc..

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