Aggettivo in senso avverbiale
L'aggettivo nella sua forma maschile o comune singolare diviene spesso avverbio. Molti di tali usi sono da ritenersi ormai come antiquati o poetici.
Altre volte l'aggettivo, prendendo un senso avverbiale, conserva natura di
aggettivo, si accorda cioè con il sostantivo, anche se questo è femminile o
plurale, ciò avviene specialmente con i verbi stare, vivere, andare, correre,
giungere e simili che indicano uno stato o un movimento del soggetto.
Si adoperano particolarmente in senso avverbiale gli aggettivi grande, vero,
caro, solo, tutto, primo, ultimo ecc., il vero sapiente, un gran balordo nel
senso di sapiente davvero, balordo in sommo grado: chi arriva il primo,
si parte
l'ultimo.
Nel
linguaggio familiare diciamo mezza morta, mezzi finiti, mezze spente; ma
correttamente dovrebbe dirsi mezzo morta, mezzo spente ecc.
Anche qui molti esempi sono da ritenersi antiquati od almeno poetici.
Quanto a usi simili di alcuni aggettivi numerali e pronomi, vedi al loro
paragrafo relativo.
L'aggettivo bello in tutti i suoi numeri e generi si adopera spesso come
pleonasmo, per dare maggior forza all'espressione: ora con sostantivi o parole
sostantivate.
Ora invece si usa seguito da e con un participio passato, per significare il
perfetto compimento di qualche azione.
È antiquato l'uso di bello davanti a un infinito.
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