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Forme oggettive assolute e congiuntive

Fra le forme oggettive si devono distinguere quelle accentate, che chiameremo assolute: me, te, se, lui, lei, noi, voi, loro, da quelle enclitiche che chiameremo congiuntive: mi, ti, si, gli, le, ci, vi, li, le, e ne, ci, vi, avverbiali usate in senso pronominale. Le assolute si adoperano, quando l'attenzione di chi ascolta o legge deve posarsi principalmente sul pronome, ossia sulla persona da questo rappresentata: le congiuntive si adoperano, quando l'attenzione più che sulla persona deve posarsi sul verbo, ossia, sull'azione, a cui la persona stessa è soggetta; e si chiamano appunto congiuntive, perchè il loro concetto resta come congiunto al verbo, e quasi da esso assorbito.

Le assolute si adoprano nei seguenti casi:

quando reggono un sostantivo, o un aggettivo od altre parole che le dichiarano:

quando sono termine di una comparazione;

quando formano un predicato nominale;

quando sono rette da preposizioni o da altre particelle;

quando il verbo che ne dipende è sottinteso;

quando la persona sta in opposizione o in corrispondenza con altra persona, espressa o sottintesa: e in generale quando, indicando una persona, vogliamo in un certo modo escluderne qualunque altra.

Negli altri casi casi si adoperano le forme congiuntive.

I toscani nel linguaggio familiare usano non di rado gli per le (a lei), e quasi sempre gli per a loro, modi condannati dai grammatici e rari nei buoni scrittori, specialmente degli ultimi tre secoli. Quanto al primo gli, stimiamo che se ne debba vietar l'uso assolutamente, perchè, oltre a togliere ogni equivoco, le è breve e spedito quanto gli, ed è vera forma congiuntiva né più né meno. Il secondo gli ha a proprio favore una ragione assai buona; cioè che loro (nel senso di a loro) con cui i libri lo sostituiscono, non è congiuntiva, ma, per quanto si accorci in lor premesso al verbo, resta sempre una forma assoluta e pesante, ed in certi casi insopportabile, come quando si trova vicino ad un altro loro.

Peggio starebbe loro unito ad un altro pronome (come lo, la, le).

In quest'ultimo caso sarà da preferirsi anche per il plurale e in qualunque genere la forma composta glielo, gliela, gliele, gliene. Negli altri casi gli per a loro si userà come eccezione, solo quando lo stile familiare del discorso o il buon suono o la naturalezza del costrutto lo richiedano e soprattutto quando non ne segua equivoco.

Nel verso, tanto in rima, che in prosa, si usano spesso le forme assolute, ove, secondo il senso, dovrebbero stare le congiuntive. Io dissi lui (per gli dissi).

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