Checchessia, qualunque sia ecc.
§ 28. CHECCHESSIA, QUALUNQUE SIA ecc. Checchessia vale qualunque cosa sia e si adopera per lo più nella frase di concessione: checchessia di ciò ecc. Chi si voglia, qualsivoglia, differiscono da qual si sia o qualunque sia, perchè non includono solo le cose che sono ma quelle che si possono immaginare.
Invece di qualunque sia si usa spessissimo nel medesimo senso il semplice
qualunque come aggettivo. Invitato ad un omicidio o a qualunque altra rea cosa,
senza negarlo mai, volenterosamente v'andava. Boccaccio. O con uno: Una classe
qualunque non protegge un individuo che fino ad un certo segno. Manzoni. - Tosto
formata che avesse (il Buonarroti) una qualunque effigie, ne rompeva la stampa,
cancellandosene l'idea di mente. Lo stesso avviene, almeno nel parlare
familiare, di chiunque sia, dicendosi p. es.: Non lo sgridare: chiunque alla sua
età farebbe così - Che ci vuol tanto? lo direbbe chiunque.
Invece di qual si sia può usarsi anche qual si fosse riferito però a tempo
passato. (Fra Cristoforo) studiò di più il passo, per poter riportare usi avviso
qual si fosse a suoi protetti. Manzoni.
Nessuno, nissuno, niuno, veruno
§ 29. NESSUNO, NISSUNO, NIUNO, VERUNO. I primi tre si usano tanto come
aggettivi, quanto come sostantivi; il quarto, solo come aggettivo: si
riferiscono a cosa o persona detta avanti o da dirsi subito dopo. Usati
assolutamente significano nessuna persona. Nessuna favola fu mai più favolosa di
questa. Firenzuola. - Nessun di servitù giammai si dolse Nè di morte, quant'io
di libertade (libertà). Petrarca.
Nessuno, nissuno, niuno bastano anche soli a negare, purchè si premettano al
verbo. Veruno richiede che il verbo sia accompagnato da parola negativa. Fareste
danno a noi, senza fare a voi pro veruno. Boccaccio. In luogo di veruno si usa
più spesso alcuno, ma con forza minore (§ 21). Senza essere d'alcuna cosa
provveduto. Boccaccio. - Nulla e niente, forme neutre per dire nessuna cosa,
veruna cosa, alcuna cosa, si adoprano senza notevole differenza. Può dirsi però
che nulla è più debole di niente, come si vede anche dalla frase niente affatto,
piuttostochè nulla affatto.
Nessuno ecc. per alcuno ecc
§ 30. NIUNO ecc. PER ALCUNO ecc. In proposizioni interrogative o temporali o comparative, si adoprano talora i pronomi di negazione, invece degl'indeterminati affermativi (qualche, alcuno). Buffalmacco gli si fece incontro e salutandolo il dimandò s'egli si sentisse niente, cioè, alcun male o qualche male. Boccaccio. - Più mesi durò avanti che di ciò ninna (alcuna) persona s'accorgesse. Boccaccio. - L'uomo ha maggior copia di vita e maggior sentimento che niun (alcun) altro animale. Leopardi.
§ 31. Questi pronomi negativi non hanno plurale, perchè l'esclusione di uno
che contengono, è esclusione di tutti. Però deve avvertirsi che nell'uso toscano
non è raro l'udire nessuni, nessune, e che anche negli scrittori, specialmente
antichi, se ne ha qualche traccia Eccone due esempi di moderni, riportati dal
Moise. Non ve lo meritate nessuni di quanti siete. Giusti. - Contro nessune
pagine si indirizzano i feroci assalti, quanto contro il libro santissimo dello
Bibbia. Mauro Ricci.
Nel parlar vivo ai adopera più spesso punti, punte p. es. non ho punti denari,
delle camicie non ne ho punte, e in sing. non ho punta voglia di studiare.
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