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Il futuro
§ 19. IL FUTURO denota un'azione o stato o modo di essere che si aspetta dover accadere in un tempo avvenire vicino o lontano; sia che dipenda dalla nostra volontà, sia che nasca da altra cagione. La presente opera avrà grave e noioso principio. Boccaccio. - Quanto io amerò la Spina, tanto sempre per amor di lei amerò te. Boccaccio. - Vossignoria non saprà niente di queste cose. Manzoni.
Circa l'uso del futuro indicativo nel senso d'imperativo, vedi il capitolo
seguente.
§ 20. Si usa pure per indicare con incertezza e dubbio un fatto presente.
Monsignore illustrissimo, avrò (posso avere, forse ho) torto. Manzoni. - Dirà
(può dire) il signor curato che son venuto tardi. Manzoni;
o in luogo d'un condizionale: Si dovrà Venceslao chiamare un infame? .... Chi si
sdegnerà d'essere infame ancor egli in compagnia di sì nobili personaggi?
Segneri.
§ 21. Quando l'azione da farsi è imminente, il futuro si circoscrive colle frasi
essere per, stare per, ed un infinito. Io sono per ritirarmi del tutto di lui.
Boccaccio. - Io sto per dirvelo. Cecchi.
Vedi più oltre sull'uso dell'Infinito.
Il futuro anteriore
§ 22. IL FUTURO ANTERIORE indica un'azione compiuta nel tempo futuro: Quando
tu avrai trovato che Iddio non sia, che avrai fatto? Boccaccio.
Si adopera specialmente e più spesso nelle proposizioni temporali subordinate.
Vedi la Parte II.
Anch'esso, come il futuro semplice, può prendere il senso d'incertezza e dubbio.
Se i libri non hanno beneficato lo stato degli uomini in altro, l'avranno (forse
lo hanno ecc.) vantaggiato ne' costumi. Gozzi. - La più parte degli sgherri di
casa se n'erano andati. Chi avrà cercato (forse aveva cercato) altro padrone,
chi si sarà arrolato ecc. Manzoni.
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