Nomi verbali
§ 1. NOMI VERBALI. I nomi verbali sono tre, l'infinito, il participio ed il gerundio, il primo de' quali tien carattere di sostantivo, il secondo di aggettivo, il terzo di una locuzione avverbiale, come vedremo.
L'infinito
§ 2. L'INFINITO è detto così, perchè esclude ogni determinazione di persona,
di numero, di tempo, indicando soltanto l'azione, in quanto si fa o si soffre in
un tempo qualsiasi; ed appunto per questa sua indeterminazione una sola e
medesima voce può riferirsi a tutte le persone, a tutti i numeri a tutti i
tempi; per es. lodare io, lodare tu, lodare egli, noi, voi, eglino; lodare oggi,
lodare dimani, e potrebbe dirsi anche lodare jeri o un anno fa, ma poichè
l'azione nel passato, a distinzione di quella nel presente, riguardasi come in
effetto, si adopera, invece, il così detto passato dell'infinito aver lodato,
essere stato lodato, che esprime soltanto azione compiuta, non propriamente
tempo passato.
È notabile che presso i nostri antichi si trova talora l'infinito presente nel
senso di passato, e ciò specialmente coi verbi di me. moria. Mi ricordo vedere
(aver veduto) molti padri .... e correre ecc. Varchi. - Io mi ricordo pur tuo
padre andare (esser andato) con un pajo (di calze) d'otto o nove lire, e
bastargli (essergli bastate) anche un anno. Gelli. - Ma forse quest'uso è una
imitazione dal latino.
L'infinito si può usare come sostantivo (uso nominale), e come verbo (uso
verbale).
Non si confonda l'infinito sostantivato con quei pochi infiniti che si possono
usare per veri nomi sostantivi; p. es. l'ardire, il dovere, l'essere, il potere
ecc. Vedi Gramm. Parte III, capitolo III in fine.
L'infinito come sostantivo
§ 3. L'INFINITO COME SOSTANTIVO ha senso neutro, cioè indica l'azione in un
modo astratto e indeterminato, ma differisce dal vero sostantivo verbale
corrispondente, inquantochè conserva la forza di azione. In questa guisa
differiscono fra loro il sentire, il sentimento; l'ardere, l'ardore;
l'incominciare, l'incominciamento; l'aspirare, l'aspirazione; l'aspettare,
l'aspettazione; il lamentare, il lamento; l'avvicinarsi, l'avvicinamento; il
variare, la variazione; il muovere, il movimento; il battere, il battito e
simili, dove si vede che l'infinito esprime cosa di sua natura momentanea ed in
atto, mentre il sostantivo corrispondente ritrae invece cosa continua ed
abituale; l'infinito esprime la cosa in azione, il nome la cosa come ferma e
stabile. Tu proverai siccome sa di sale Lo pane altrui, e com'è duro calle Lo
scendere e'l salir per l'altrui scale. Dante. - Qui non poteva dirsi la salita e
la scesa, perchè avrebbero significato un'idea tutta diversa, e d'altra parte
mancavano i sostantivi verbali corrispondenti. Il mordere era nulla Verso il
graffiar (morso e graffio non avrebber detto lo stesso, e mordimento e
graffiamento mancano nell'uso). Dante. - Pudica in faccia e nell'andare onesta.
Dante. - Qui potea dirsi, quasi collo stesso senso, nel portamento.
§ 4. Spesso, massimamente nel verso, si uniscono in una stessa locuzione sostantivi con infiniti sostantivati. Un gran desio di bere (di bevanda) e di riposo. Ariosto. - Nelle conversazioni, ne' servidori, nel cavalcare fu sempre simile a qualunque modesto cittadino. Machiavelli.
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