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§ 8. Se però l'infinito sostantivato fosse costruito con un complm. o con un
predicato nominale, allora si pone il nome del soggetto senza di, potendosi per
altro anche allora continuare l'uso del pronome possessivo, quando il senso lo
ammetta. Adirata .... del non voler egli (lui) andare a Parigi (non si direbbe
di lui, ma potrebbe dirsi del suo non volere). Boccaccio. - Il popolo riordinò
il governo .... mosso dall'essere stati quei signori favorevoli ai nobili (non
di quei signori). Machiavelli. - Questo suo non esser uso a stravizii. Manzoni.
- Così direbbesi L'essere il libro dilettevole, e non l'esser dilettevole del
libro; il divenir Nerone scellerato, non il divenire scellerato di Nerone.
L'infinito usato in senso verbale
§ 9. L'INFINITO USATO IN SENSO VERBALE può essere una proposizione ellittica (taciutone il soggetto o perchè indeterminato, o perchè chiaro di per sè), e può essere una proposizione intera col suo soggetto.
L'infinito come proposizione ellittica
§ 10. COME PROPOSIZIONE ELLITTICA l'infinito fa le veci d'una proposizione
soggettiva, in cui il soggetto sia indeterminato, ovvero sia contenuto nella
proposizione, da cui dipende. Umana cosa è avere compassione (il soggetto di
aver compassione è indeterminato) degli afflitti. Boccaccio. - Può, anche in
questo caso, sostantivarsi prendendo gli articoli. Com'egli è difficile il farti
comprender la verità! G. Gozzi.
§ 11. Coi verbi impersonali parere, avvenire, venir fatto, toccare, importare,
piacere o dispiacere, dilettare (mi diletta) ed altri di simile significato, la
proposizione ellittica contenuta nell'infinito si costruisce ordinariamente
colla prep. di; p. es. mi pare di esserci stato; mi avvenne d'incontrare un
amico; mi tocca di fare (qui il soggetto sottinteso dell'infinito è la persona
stessa, a cui pare ecc.). - (Quest'ultima novella .... la quale a me tocca di
dover dire. Boccaccio). M'importa di ascoltare, mi piace di passeggiare, mi
diletta di leggere (or mi diletta Troppo di pianger più che di parlare. Dante);
mi giova di starti a sentire ecc.
§ 12. Inoltre fa sempre le veci di proposizione oggettiva coi verbi potere,
sapere (nel senso di potere), dovere, volere e il difettivo soglio; per es.
posso andare, so fare, debbo leggere, voglio mangiare, soglio coricarmi ecc.
spesso ancora con fare e lasciare, e coi verbi di percezione vedere, udire,
sentire, intendere (nel senso di sentire) e qualche altro simil verbo; p. es.
lascio passare; faccio partire; vedo piovere; odo, sento cantare (si potrebbe
anche dire vedo che piove ecc.). Cfr. più oltre in questo cap. il § 19 e segg.
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