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§ 16. Spesso ha il senso di una proposizione consecutiva dopo pronomi od
avverbii dimostrativi espressi o sottintesi. La natura crea .... tali ingegni,
da non potere essere se non generosi. Foscolo. - Avevano abbandonate le loro
case per non esser forti abbastanza da difenderle. Manzoni. - Sei favorito dalla
fortuna in modo da non aver bisogno dei frutti dell'ingegno per sostentare la
vita. Giusti.
Si adopera bene anche troppo da (invece di troppo per francesismo: vedi pag.
268, 381). - È locuzione troppo bella da lasciarla perdere. V. Borghini. -
Parendomi troppo bel tratto da lasciarlo andare. Caro.
L'infinito con per
§ 17. L'INFINITO CON PER serve di complemento ai verbi essere o stare nel
senso di futuro, indicando una disposizione, intenzione o preparazione a fare
qualche cosa. Il sole era per dechinarsi verso l'occidente. Sannazzaro. Ella era
per andarne in Granata. Boccaccio. - Io sono per ritirarmi del tutto di qui.
Boccaccio. - Una tromba diede segno che il giudizio di Dio stava per aprirsi.
Grossi. - Fra Timoteo è per fare (è pronto a fare) ogni cosa. Machiavelli. - Si
usa spesso la frase sto per dire nel senso di direi quasi, per enunciare una
cosa che può parere esagerata. Quanto al volgo dei letterati, sto per dire che
quello delle città grandi sappia meno far giudizio dei libri, che non sa quello
delle città piccole. Leopardi:
tien luogo d'una propos. concessiva (invece di sebbene col congiunt.). Il suon
dell'acqua n'era si vicino Che per parlar (sebbene parlassimo) saremmo appena
uditi. Dante. Nè, per esser battuta, ancor si pente. Dante. Modo raro nell'uso
moderno.
Finire per (nel senso di finire con) è francesismo. P. es. Finivano per dargli
ragione in tutto.
§ 18. L'infinito può esser retto anche da molte altre preposizioni (in, con,
invece di, senza, fino a, oltre a, dopo, avanti di o prima di, affine di), e può
colle medesime preposizioni sopra distinte assumere molti altri significati; ma
poichè tutti questi son comuni anche ai sostantivi e perciò rientrano nella
teoria generale dei complementi, non importa che se ne faccia qui speciale
menzione; onde rimanderemo il lettore alla Parte II.
L'infinito come proposizione intera
§ 19. COME PROPOSIZIONE INTERA. L'infinito come proposizione intera si usa, quando sia necessario esprimere il soggetto, o perchè diverso da quello della proposizione principale, o perchè si voglia mettere in ispecial rilievo: esso ha luogo dopo i verbi fare, lasciare, e anche spesso dopo i verbi di percezione vedere, udire, sentire. Quel nome che sarebbe soggetto dell'infinito, diventa oggetto del verbo finito che lo regge, e l'infinito viene attratto in una sola frase dal verbo medesimo: se per soggetto vi era un pronome personale o dimostrativo (me, te ecc. lo ecc.), questo assume la forma enclitica e si prefigge o affigge al verbo. Il magnifico dottore fece sedere il padre molto reverendo. (Qui il soggetto sarebbe il padre, ma è divenuto come oggetto della frase far sedere). Manzoni. - Il dottore lo fece entrare con sè nello studio. Manzoni. - Vedendolo stare attento a riguardare le dipinture ecc. Boccaccio.
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