Natura del verbo impersonale
§ 1. NATURA DEL VERBO IMPERSONALE. All'aggettivo sostantivato in senso neutro (vedi addietro, capitolo II, § 7) corrisponde in qualche maniera il verbo impersonale o impersonalmente usato, non riferito cioè ad alcun soggetto personale determinato, nè espresso nè sottinteso, ma considerato assolutamente. E ciò, come vedemmo, in più modi. Parecchi di questi verbi indicano vicissitudini atmosferiche o fenomeni naturali; p. es. piove, albeggia ecc. i quali non voglion già significare che ci sia alcuno che faccia l'azione di mandar l'acqua o di trar fuori l'alba, ma soltanto che questa azione si fa, che questo fenomeno avviene.
Altri indicano necessità, convenienza, caso,
sentimento, come bisogna, spetta, accade, sembra, piace ecc. e questi hanno per
soggetto tutto un fatto, tutto un giudizio o proposizione, sia espresso con un
infinito verbalmente usato, sia con un che ed un modo finito. Altri sono frasi
impersonali indicanti un concetto generale di tempo o di luogo, come ci è, vi
ha, fa, corre, volge, determinato poi dalle parole seguenti. Altre sono frasi
formate dal verbo essere con un aggettivo sostantivato in senso neutro; p. es. è
bello, è giusto, è conveniente ecc. ecc. Altri infine esprimono l'azione come
fatta da tutti gli uomini in generale, sia essa un'azione propriamente detta od
uno stato; e questi diconsi impersonali riflessivi, benchè possano farai anche
co' verbi intransitivi: si scrive, si legge; si va, si vive, si nasce, si muore.
- È notabile il verbo darsi nel senso di succedere, accadere, esserci: si dà, si
dava, si dette, si è dato ecc.
§ 2. Questo concetto impersonale non si esprime, com'è naturale, nè colla prima
nè colla seconda persona grammaticale, poichè queste non si possono mai
spogliare di un senso realmente personale, rappresentando la prima colui che
parla, e la seconda colui, al quale si parla; mentre la terza grammaticale non
involge necessariamente il concetto di persona umana o di cosa individuale.
Questo concetto esclude pure il plurale, perchè la moltiplicità, espressa dal
plurale, denoterebbe cose individuali e determinate. La sola terza singolare
pertanto costituisce il verbo impersonale. - Anche que' modi che non hanno
persone si adoprano bene impersonalmente; tali sono l'infinito, il gerundio e,
in certi casi, il participio passato.
§ 3. Per dare poi all'impersonale un'esistenza a parte, un'indipendenza da ciò
che fa le veci di soggetto, alcune lingue sogliono accompagnarlo col pronome
neutro di terza persona (in francese il, p. es. il pleut, il y a, il manque
ecc.; in tedesco es dünkt mich, es reget ).
In italiano il pronome corrispondente è egli e più spesso, in forma abbreviata,
e' o gli (Vedi addietro, capitolo VI, § 13), molto frequenti nel parlar vivo e
negli scrittori antichi, ma rari nell'uso moderno.
Anche ci e vi con alcuni verbi servono a dar loro senso impersonale d'esistenza
locale: ci è, vi ha, ci corre, ci va ecc. benchè si possa anche ad essi
premettere il pronome neutro e' ci è, e' ci ha.
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