Preposizioni usate avverbialmente
§ 14. PREPOSIZIONI USATE AVVERBIALMENTE. Molte preposizioni improprie si adoperano frequentemente a maniera d'avverbio. Ciò avviene nei seguenti casi:
quando il termine di tali preposizioni si trovi unito al verbo in forma
congiuntiva avverbiale o pronominale (mi, ti, si, loro ecc. per a me, a te, a
se, a loro ecc.; ci o vi per in ciò, su ciò e sim.). Si costruiscono così le
preposizioni contro, incontro, davanti, dietro, dentro, intorno, su, sopra,
sotto ed altre. Il vescovo di Firenze aveva prima il duca d'Atene favorito,
dipoi gli aveva congiurato contro. Machiavelli. - Gli si buttò in ginocchioni
davanti. Manzoni. - Oh dolcissime voci che mi suonano intorno. G. Gozzi. -
Doveva tenersi intorno un buon numero di bravacci. Manzoni. - Levamiti
d'attorno. Leopardi. - Siedimi qui accanto. Leopardi. - Quanto è migliore
(meglio) i benefizii che ti sono stati fatti dagli amici, averli alle manie
offerirli, non gittarli loro dietro. Varchi. - Son pazzo a pensarci su. Alfieri.
- Facendovi sopra un poco di meditazione. G. Gozzi. - Vi so dir io che troverete
un gran miracolo se ci date dentro. Bellini. - Senza adoprasi nello stesso modo
dopo la avverbiale ne; p. es. non ne posso far senza, non ne volle star senza;
quando faccia loro da termine un avverbio locale anteposto; li, là, ivi, costì,
laggiù ecc. ecc. Ivi entro (si parla d'una fonte) gittava tant' acqua e sì alta
verso, il cielo ecc. (ivi entro, cioè, dentro quella fonte). Boccaccio. - Ivi
presso (presso a quel luogo) correva un fiumicel di vernaccia. Boccaccio. -
Venir m'indusse ad una sua fortezza Ch'è qui presso (presso a questo luogo).
Ariosto. - Corse ad una villa ivi vicino. Boccaccio. - Gli mostrò un uscio e
disse: entrate là entro (dentro quel luogo). Boccaccio;
quando il nome che farebbe da termine si sottintende ripetuto. Quando con arme e
quando senza (senz'arme) gire (andare) Penteo usava. Boccaccio. - Colson (colser)
dell'erba con radici e senza. Ariosto. Non sarebbe detto bene con e senz'arme,
con e senza radici, come usano oggi;
quando il termine si può sottintendere dal contesto, o se ne prescinde affatto.
Così adopransi spesso a mo' di veri avverbii le preposizioni improprie prima,
dopo, innanzi, dietro, dentro, fuori, vicino, lontano, addosso, intorno,
accanto, dirimpetto, di qua, di là ed altre somiglianti. Dopo venia Demostene
(cioè dopo i precedenti). Petrarca. - E l'occhio riposato intorno mossi (cioè
intorno a me). Dante. - E la morte vien dietro a gran giornate (cioè dietro a
me). Petrarca. - Si come all'orlo dell'acqua d'un fosso Stan li ranocchi pur col
muso fuori (cioè fuori dell'acqua) ecc. Dante. - I cittadini di Parma usciron
fuori tutti armati (cioè fuori della città). G. Villani. - Andatosene alla
cella, quella aprì ed entrò dentro (dentro la cella stessa). Boccaccio. - Vago
già di cercar dentro e d'intorno La divina foresta ecc. (dentro di essa, e
intorno ad essa). Dante.
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