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Scopo e fine
§ 19. Scopo e fine. Per significare lo scopo e il fine di un’azione, si usano le prep. per ed a.
Per si usa in senso locale, coi verbi andare, venire, mandare ecc.; p. es. andare per una cosa o per prendere una cosa, partire per un paese, mandar per alcuno o per qualche cosa. Arrigo di Lusemburgo venne in Italia, per andare per la corona a Roma. Machiavelli. – Molti di diverse parti del mondo a lui concorrevano per consiglio. Boccaccio. – In Antibo m’imbarcai per Genova. Alfieri;
in senso temporale: Non vi ha ella fatto invitare per questa sera? Firenzuola;
in altri sensi, p. es. studio per imparare, parlo per correzione, passeggio per divertimento ecc. Accade che un principe cavi fuora (fuori) danari per la guerra. Davanzati.
A segna pure lo scopo. Fatti non foste a viver come bruti Ma per seguir virtute (virtù) e conoscenza. Dante. – Iddio non a tuo danno, ma a tua salute t’ha data questa infermità. Cavalca. – Sempre a me d’Iddio tu parli .... Ad oltraggiarmi il nomi? A dargli gloria io ’l nomo. Alfieri. – Quindi si adopera dopo i verbi che significano aspirare, tendere, dedicarsi ecc. e col verbo condannare ecc. per indicare la pena: condannare alla carcere, all’esiglio, a morte.
Anche in segna lo scopo o la destinazione nelle frasi dare, offrire q. c. in dono, in premio ecc. parlare in lode, in difesa, in favore; chiamare qualcuno in ajuto; mettere q. c. in pegno, mandare un biglietto in risposta e molte altre somiglianti. Confronta quello che dicemmo di in, a, per col predicato nominale (Parte II, cap. I, § 16).
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