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Per fuggire equivoco o mal suono il compl. oggettivo (P. II, cap. II, § 14) si muta con quello d’interesse; p. es. l’amore a Dio e anche verso Dio; la cura a qualche cosa o per qualche cosa. Così pure amico ad alcuno si usa del pari che di alcuno.
§ 22. Anche molti verbi transitivi prendono, oltre l’oggetto, un complemento d’interesse che indica la persona, a cui la cosa significata dall’oggetto deve servire; p. es. dare una cosa ad alcuno; dire una parola ad alcuno; fare una cosa ad alcuno ecc.; scrivere una lettera, mandare un libro ad alcuno.
Sono degne di nota le frasi composte dai verbi avere, portare, usare, porre, mettere, perdere ecc. con un oggetto indicante un affetto dell’animo o un modo di trattare; le quali reggono un complemento d’interesse; p. es. portare amore, odio, invidia ad alcuno (Quanta invidia ti porto avara terra! Petrarca), usar de’ riguardi ad alcuno, perder l’amore ad o per alcuno ecc.
§ 23. Il complemento d’interesse con un verbo trans. o intrans. sostituisce il complemento possessivo, quando si vuole metter più in vista il possessore che la cosa posseduta; p. es. rompere una gamba, prender la mano ecc. ad alcuno (non di alcuno). I due fratelli gli stavano a’ fianchi (non stavano a’ suoi fianchi). Manzoni. – Chi lava il capo all’asino, perde il ranno e il sapone. Giusti. – (L’amor di patria) Empie a mille la bocca, a dieci il petto. Monti: e con nomi di parentela: padre, figlio, marito, cognato ad alcuno;
o sostituisce un complemento locale (con in), coi verbi vedere, sentire, trovare, scoprire ecc. Io mi sentiva (sentiva in me) una necessità assoluta di fortemente applicare la mente. Alfieri. – A chi rimaneva col capo rotto, Don Abbondio sapeva trovar qualche torto. Manzoni.
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