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§ 37. Si adopera sempre che nei seguenti casi:
quando il termine di confronto è retto da una preposizione. Pensoso più d’altrui che di sè stesso. Petrarca;
quando è un sostantivo comune preso in senso indeterminato e usato senza articolo. D’intenerire il corsi dava il vanto Se stato fosse più duro che pietra. (Ovvero d’una pietra). Ariosto. – I dì miei più correnti che saetta Sonsene (se ne sono) andati. Petrarca. – Non più bevve del fiume acqua che sangue. Petrarca;
quando il confronto è fra due aggettivi o predicati, e avverbii. Andreuccio più cupido che consigliato. Boccaccio. – Mi è più amico che padre. Dimorai più qui che altrove. Meglio tardi che mai.
Però cogli avverbii determinati di tempo, oggi, jeri, ora, allora si usa anche di; p. es. Stavo meglio allora di ora; Piove oggi più di jeri.
In generale si preferisce che quando di potrebbe sembrare un complemento d’altro genere. Era necessario che l’Italia si riducesse più schiava che gli Ebrei. Machiavelli. – Se avesse detto Più schiava degli Ebrei poteva intendersi che l’Italia fosse tenuta schiava dagli Ebrei. In verso ed anche nel parlare nobile ed elegante si usa più spesso che. Una donna più bella assai che ’l sole. Petrarca. – Pareami ch’ella fosse più che la neve bianca. Boccaccio.
§ 38. Dopo gli avverbii prima, piuttosto, anzi e sim. in senso di preferenza si usa regolarmente che. Sceglierei prima la morte che cotesta vergogna. – Ti parrebbe piuttosto un’isola che una città. Caro.
Non si confonda il complemento di comparativo, col complemento di che serve al superlativo e che rientra nei complementi di tutto e parte (vedi capitolo prec. § 16), il quale può anche sostituirai colla prep. fra. Bellissimo fra tutti, ovvero di tutti bellissimo; il più bello di tutti, ovvero il più bello fra tutti (vedi Gr., P. II cap. VIII, § 4).
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