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Collegamenti rapidi: Ampliazione della proposizione - Le subordinate - Subordinate implicite - Forma correlativa delle proposizioni - Proposizioni subordinate ellittiche

AMPLIAZIONE DELLA PROPOSIZIONE
PROPOSIZIONI PRINCIPALI E SUBORDINATE

 

Ampliazione della proposizione

§ 1. Ampliazione della proposizione. Una proposizione, oltrechè coi complementi, si può ampliare ed estendere mediante altre proposizioni. Ciò può avvenire in due modi: 1° i sostantivi, di cui si compone (soggetto, oggetto, complementi), possono determinarsi e specificarsi con proposizioni comincianti da un pronome o da un avverbio relativo; p. es. invece di dire semplicemente la luce ricrea lo spirito, posso dire la luce che si spande per l’universo ricrea lo spirito che è abbattuto; 2° agli elementi stessi componenti la proposizione si possono sostituire delle proposizioni che determinino il senso della proposizione primiera; p. es. quando splende la luce, si ricrea lo spirito, se prima era abbattuto; dove abbiamo sostituito al soggetto una proposizione di tempo, e, cambiato l’oggetto in soggetto, abbiamo determinato il senso del predicato con una proposizione condizionale. Da tale ampliamento d’una proposizione ne deriva la distinzione di proposizioni principali e subordinate, dicendosi principali quelle che stanno a fondamento delle altre e non sono rette necessariamente da alcuna congiunzione o da alcun pronome relativo (la luce ricrea lo spirito; si ricrea lo spirito) e chiamandosi subordinate le altre che ampliano e determinano le medesime, e che sono necessariamente rette da congiunzioni, o da voci relative espresse o sottintese.

Le subordinate

§ 2. Le subordinate che determinano o spiegano un sostantivo, corrispondendo di lor natura ai complementi attributivi (P. II, cap. II), si chiamano proposizioni attributive. Le subordinate invece che si sostituiscono ad altri elementi, possono essere di tre sorte: soggettive, quando rispetto ad una principale tengon luogo di soggetto; oggettive, quando rispetto ad una principale tengon luogo di oggetto; avverbiali, quando rispetto ad una principale tengon luogo d’avverbio o di frase avverbiale, corrispondendo così a quelli che dicemmo complementi avverbiali; p. es. invece di dire l’amor tuo mi è grato, sostituendo al soggetto una proposizione soggettiva potrò dire che tu mi ami, m’è grato. Invece di dire desidero la tua diligenza, potrò, usando una proposizione oggettiva, dire: desidero che tu sia diligente. Invece di dire: leggo questo libro per diletto, potrò, sostituendo al complemento avverbiale una frase avverbiale di scopo, dire: leggo questo libro, affinchè io ne riceva diletto.

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