PROPOSIZIONI ATTRIBUTIVE, SOGGETTIVE, OGGETTIVE
Proposizioni attributive
§ 1. Proposizioni attributive. Le proposizioni subordinate attributive si uniscono alla principale per mezzo dei pronomi relativi, il quale, che, cui e per mezzo di congiunzioni o di avverbii che ne facciano le veci, che, dove, donde, onde. Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno .... viene, quasi a un tratto, a ristringersi. Manzoni. – Par che segni il punto, in cui il lago cessa. Manzoni. – È fuoco, il quale riluce, il quale riscalda, ma non offende. Segneri. – Appresso gli dimorava una serpe, la quale bene spesso gli divorava i figliuoli. Firenzuola. – Siede la terra, dove nata fui (nacqui), Sulla marina, dove il Po discende. Dante. – Cominciò a fuggire per quella via, donde avea veduto che la giovane era fuggita. Boccaccio. – Serpentelli e ceraste avean per crine, Onde (da cui) le fere tempie erano avvinte. Dante. – (Vedi P. I, cap. XXV, § 26). Le cortesie, l’audaci imprese io canto Che furo al tempo che (nel quale) passaro i Mori D’Africa il mare. Ariosto. (Vedi P. I, cap. XII, § 14).
Il complemento attributivo può determinare anche un pronome dimostrativo (uno, alcuno ecc. colui, quello, questo ecc.). Queste popolazioni furono quelle che distrussero l’impero romano. Machiavelli. – Vedi che son un che piango. Dante. – Invece di colui che, uno che, si può usare chi (Vedi P. I, cap. XII, § 20 e seg.). In senso neutro si usa ciò che, quello che. O mente che scrivesti ciò ch’io vidi. Dante. – Spero di far quello che m’imporrai. Boccaccio. – E tali proposizioni possono tener luogo ora di soggetto, ora di oggetto, ora di sostantivo apposito rispetto alla principale; p. es. ciò che mi affligge è questo: allontano da me ciò che mi affligge; io, ciò che più m’affligge, non trovo compatimento. – Ciò che più l’ annoja È il sentir che nell’acqua se ne muoja. Ariosto.
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