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I Francesi fanno larghissimo uso di questo rinforzamento, estendendolo non solo al soggetto, ma anche all’oggetto e a’ complementi tutti quanti della proposizione, per mettere or l’uno or l’altro in maggior rilievo; p. es. è mio padre che ho oltraggiato, è così ch’io voglio fare, è a te che parlo, è di te che mi dolgo. Ma ciò è assai disforme dall’indole della nostra lingua, la quale deve in tali casi evitare il rinforzamento supplendovi colla costruzione inversa e con avverbii intensivi; p. es. mio padre ho io oltraggiato. Di te appunto io parlo ecc. o con una proposizione relativa Colui che ho oltraggiato è mio padre. Tu sei quello, di cui parlo.
È bensì lecito anche nella nostra lingua il rinforzamento con qualche avverbio di tempo. Allora fu che per lui fece stanar le fiere dal bosco. Segneri. – Fu allora che i ribelli appiccarono il fuoco alla porta. Bresciani. – Allora fu che scoppiò la montagna. Bartoli. Ed è pur lecito farlo, se in luogo della cong. che si mettono gli avverbii relat. quando, dove. Se si tratta di rimediare al male .... siamo affatto mutoli .... Allora è quando non ci vogliamo ingerire ne’ fatti d’altri. Segneri. Così può dirsi: fu quivi dov’io lo incontrai. Era là dove tutti accorrevano (sottintendendo il luogo, il sito o sito.). – Dove ( cioè, il luogo dove) il suo zelo poteva esercitarsi liberamente era in casa. Manzoni.
Tali rinforzamenti possono come ben s’intende, aver luogo anche nelle altre due forme della proposizione. Vedine un esempio P. II, cap. V, § 3 e un altro qui sopra § 3.
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