I MODI E I TEMPI NELLE PROPOSIZIONI SUBORDINATE
I modi nelle proposizioni subordinate
§ 1. I modi nelle proposizioni subordinate. La dipendenza di una proposizione subordinata dalla principale o da quella che rispetto ad essa tien luogo di principale (vedi cap. IV, § 1 e seg.), si può indicare in due maniere; alcune volte soltanto per mezzo delle congiunzioni, senza cambiare il modo che la proposizione avrebbe, se fosse principale e indipendente; p. es. io so che tu sei o saresti valoroso (si direbbe in costruzione indipendente: tu sei, tu saresti valoroso): altre volte non solo per mezzo delle congiunzioni, ma mutando anche il modo, usando cioè il congiuntivo invece dell’indicativo o del condizionale, secondo i casi.
L’indicativo e il condizionale lasciano al concetto della prop. subordinata la sua realtà, sia assoluta o pure condizionata: il congiuntivo invece indica che il concetto della proposizione subordinata è soltanto un’opinione, un pensiero, un’aspettazione del soggetto della principale. So che tu sei valoroso vale quanto tu sei valoroso e io lo so; so, conosco questo fatto, cioè che tu sei ecc. Al contrario Credo che tu sia valoroso vuol dire Ho in me l’opinione, la credenza del tuo valore. Nel primo caso il tuo valore si dà come sicuro in sè stesso, nel secondo si pone come sicuro solo rispetto a chi lo crede. L’uso dunque del congiuntivo indica cosa incerta, possibile, indeterminata; mentre quello dell’indicativo denota sempre cosa certa e affermata come reale e determinata. (Vedi P. I, cap. XVII e XIX). Scorrendo le diverse specie delle proposizioni subordinate, vediamo quando si usi in ciascuna l’uno o l’altro di questi modi.
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