Nelle proposizioni comparative
§ 14. Nelle proposizioni comparative (vedi P. II, cap. VI, § 19) si usa l’indicativo, quando la comparazione si riferisce ad un fatto certo e determinato; si usa il congiuntivo, quando la si riferisce a un fatto incerto e generale.
Si danno ad ogni vizio, più che non fanno i giovani dissoluti (con maggior forza potea dire non facciano). Pallavicini. – Costei fu dal padre tanto teneramente amata, quanto alcuna altra figliuola da padre fosse (potesse essere) giammai. Boccaccio. – La botte non dà altro vino che la si abbia (qualunque sia il vino che possa avere). Proverbii. – Il ribaldo tornò più presto che il suo padrone non se l’aspettasse (poteva aspettarselo). Manzoni. Vedine altri esempii loc. cit.
Nelle proposizioni consecutive
§ 15. Nelle proposizioni consecutive (vedi P. II, cap. VI, § 22) si usa l’indicativo, quando la conseguenza si dà come un fatto reale; si usa il congiuntivo, quando la conseguenza si propone come necessaria o possibile, ovvero, come uno scopo di chi opera. Il peccato ha sì brutta faccia che i suoi seguaci si argomentano di ricoprirla eziandio a sè stessi. Pallavicini. – Andate in maniera che nessuno s’avveda di nulla. Manzoni. (Vedi altri esempii loc. cit.). Si usa sempre il congiuntivo dopo troppo .... perchè (loc. cit.).
| Pagina precedente | Pagina seguente |
