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§ 22. Gli oggetti e i complementi espressi con pronomi e avverbii interrogativi stanno anch'essi in principio della proposizione, salvo che il soggetto debba porsi molto in rilievo, nel qual caso si premette al pronome; p. es. Mio figlio ov'è, e perchè non è teco? Dante. - Gloria non di virtù figlia, che vale? Casa. - La qualità di questo figliuolo in quanto dispiacere tenesse il padre, ciascuno sel può pensare. Adriani il Vecchio.
Talora si pospone l'oggetto al verbo, come nelle frasi a far che? per guadagnar che cosa? e simili complementi di scopo.
Se un avverbio interrogativo determina un aggettivo, il verbo regolarmente si pone fra l'uno e l'altro. Potrete comprendere quanto sieno sante, quanto sien poderose .... le forze di Amore. Boccaccio. - Così dicesi sempre: com'è bello questo fiore! quanto è gentile quella donzella!
Soggetto assoluto
§ 23. SOGGETTO ASSOLUTO. Vi è nella nostra lingua (e più nel parlare improvviso, che nello scritto) un modo di costruire irregolare, per cui il pensiero fondamentale, e, quasi direi, il soggetto ideale di una o più proposizioni vien posto in principio del periodo, come assoluto e indipendente; e ad esso poi, per mezzo di pronomi dimostrativi e personali, si riferiscono quelle. Esempii: Le cicogne, quando i padri o le loro madri per vecchiezza perdono le penne, sicchè non sono acconce a cercare i lor cibi, i figliuoli scaldano le fredde penne, procacciano loro l'esca, e con pietosa vicenda, essendo giovani, rendono quello che dai padri, essendo parvoli, ricevettono (ricevettero). S. Concordio. - I Veneziani, se si considera i progressi loro, si vedrà quelli sicuramente e gloriosamente avere operato, mentre che fecion (fecer) guerra, i loro proprii ecc. Machiavelli.
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