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Nostra Lingua Madre e Matrigna

Rubrica di lingua italiana a cura di Fausto Raso


Un eco? Correttissimo


Ancora una volta dobbiamo denunciare – e ci dispiace – l’ignoranza linguistica di alcuni insegnati e, per giunta, di scuola media superiore. Un docente di un liceo romano ha sottolineato con la fatidica matita blu l’articolo indeterminativo un privo di apostrofo che precedeva il sostantivo eco (un eco) apparso su un componimento svolto in classe da un allievo.
No, gentile amico, eco non è necessariamente femminile – come si ritiene comunemente – perché appartiene alla schiera dei così detti sostantivi sovrabbondanti. Eco, dunque, ha un solo plurale rigorosamente maschile (gli echi) e due singolari, uno maschile e uno femminile (un eco e un’eco).
Il plurale maschile si spiega da sé: tutti i sostantivi in -o (salvo mano) sono maschili e nel plurale mutano la desinenza -o in -i (l’albero, gli alberi; l’eco, gli echi).
Da dove proviene il femminile singolare? Ce lo dice, magistralmente, Ottorino Pianigiani: etimo.it
Il femminile singolare, quindi, si spiega con la provenienza mitologica del vocabolo; quello maschile – e meno usato, per la verità – con la legge grammaticale che, come abbiamo visto, stabilisce che tutti i sostantivi che finiscono in -o sono di sesso maschile.
Ed eco, dal latino echu(m), non fa eccezione. Si veda anche: Mitologia.


30-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



Affascinare e... affascinare


Si presti molta attenzione nella pronuncia di questo verbo in quanto cambia di significato secondo l'accento.

Nell'accezione di attrarre, conquistare, attirare simpatia e simili è un derivato del sostantivo fascino l'indicativo presente, quindi, avrà l'accentazione sdrucciola (accento tonico sulla a: io affàscino); nel significato di raccogliere in fascine, affastellare ha origine dal sostantivo fascina l'indicativo presente avrà, dunque, l'accentazione piana (accento tonico sulla i: io affascìno).


28-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



Traduttore Universale Babylon

Perché non quì e quà?


Su qui e su qua.... Tutti ricorderanno la canzoncina scolastica: «su qui e su qua l’accento non va, su lì e su là l’accento ci va». Pochi, crediamo, ricorderanno la ragione. Ci permettiamo di rinfrescare loro la memoria, anche perché ci capita sovente di leggere sulla stampa gli avverbi di luogo qui e qua con tanto di accento.
Una regola grammaticale stabilisce, dunque, che i monosillabi composti con una vocale e una consonante non vanno mai accentati, salvo nei casi in cui si può creare confusione con altri monosillabi ma di significato diverso come nel caso, appunto degli avverbi di luogo e che, se non accentati, potrebbero confondersi con li e la, rispettivamente pronome e articolo-pronome.
Un’altra legge grammaticale stabilisce, invece, l’obbligatorietà dell’accento quando nel monosillabo sono presenti due vocali di cui la seconda tonica: più; giù; ciò; già ecc.
Dovremmo scrivere, quindi, quì e quà (con tanto di accento). A questo proposito occorre osservare, però, che la vocale u quando è preceduta dalla consonante q fa da serva a quest’ultima; in altre parole la u, in questo caso, non è più considerata una vocale ma parte integrante della consonante q. Si ha, per tanto, qui e qua senza accento perché – per la legge sopra citata – i monosillabi formati con una consonante e una vocale respingono l’accento grafico (scritto): me; te; no; lo; qui; qua.


27-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



I quesiti di un lettore


Il cortese lettore Marcello pone alcuni quesiti:
— noto spesso l'uso improprio (credo) del termine piuttosto. da un po' di tempo, infatti, viene usato al posto di oppure. es.: quest'anno andrò in Francia piuttosto che in Germania, piuttosto che in Spagna (quando invece si vorrebbe intendere: in Francia oppure in Germania...); piuttosto dovrebbe esprimere una preferenza, mentre oppure un'alternativa. quindi i significati sono del tutto diversi.
— il vocabolo ovvero è sinonimo di ovverosia? a volte ho letto (soprattutto in bandi di concorso) l'uso del termine ovvero come sinonimo di oppure.
— esiste il passato remoto (o prossimo? non ricordo...vede? anch'io ho le mie lacune ;-) del verbo splendere? es.: il sole splende come non ha mai... ?
Sarò telegrafico:
1) per l’uso discutibilissimo di piuttosto che la rimando al seguente collegamento Accademia della Crusca.
2) sì, ovvero è sinonimo di ovverosia;
3) ovvero e oppure non sono sinonimi (con buona pace di alcuni vocabolari). Oppure sta per o: «dammi una penna oppure una matita»; ovvero è una congiunzione con valore di equivalenza e sta per ossia, cioè: «Giulio è un linguista, ovvero (cioè) studioso della lingua»;
4) esiste, anche se di uso rarissimo, il participio passato di splendere: splenduto.


26-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



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