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Nostra Lingua Madre e Matrigna

Rubrica di lingua italiana a cura di Fausto Raso


La nostalgia...


Breve viaggio – senza una meta prestabilita – attraverso il vocabolario della lingua italiana alla ricerca di parole di uso comune, quelle che adoperiamo quotidianamente, per pratica, il cui significato nascosto non è sempre chiaro a tutti. Prendiamo delle parole che ci vengono alla mente, così, senza una logica predeterminata.

Cominciamo dalla nostalgia. Avreste mai immaginato che quel desiderio intenso per qualcosa che si è lasciato temporaneamente o per sempre, la nostalgia, appunto, è un dolore tutto nostro? Se analizziamo il termine dal punto di vista etimologico scopriamo che il vocabolo è composto con le voci greche νόστος (nòstos = ritorno) e άλγος (algοs = sofferenza, dolore).

La nostalgia, letteralmente dunque, è un forte dolore provocato dalla sofferenza (algia) data dal desiderio del ritorno (nòstos) ai propri luoghi o ai propri cari. Quando la parola nacque era adoperata esclusivamente nel linguaggio medico; solo verso la fine dell’Ottocento cominciò a essere impiegata nel parlare di tutti i giorni nel significato attenuato di rimpianto: ho nostalgia del mio paese, vale a dire rimpiango il mio paese e soffro dal desiderio di tornarvi.


30-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



Fare il chilo


«Devi smetterla una volta per tutte d’invitare a pranzo, e per giunta all’improvviso, quell’antipatico del tuo capufficio – sbottò la moglie del ragionier Rosoni – so benissimo che ciò serve ad accelerare la tua carriera, ma sono stanca di dovergli cedere anche il nostro letto perché lui – poverino! – deve fare il chilo. Sai benissimo – proseguì – che non abbiamo la camera per gli ospiti e tu, disgraziato, continui imperterrito a invitarlo ignorando le mie legittime rimostranze. Ora basta: quando viene lui, vado via io. Per il pranzo ti arrangerai!».

Voi, cortesi amici, siete soliti “fare il chilo”? Quest’espressione, l’avrete intuito, significa «starsene a riposo dopo il pasto per facilitare la digestione».

Si chiama chilo, infatti, il fluido lattiginoso che si forma con gli alimenti parzialmente digeriti nell’intestino tenue.

La voce è il latino chylos, tratto dal verbo greco chein, versare, di probabile origine indeuropea.


29-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



Traduttore Universale Babylon

Un non errato


Alcuni stupiranno nell’apprendere che, contrariamente a quanto riportano le grammatiche (tutte?) e a quanto ci hanno insegnato a scuola, esiste anche – ed è un uso legittimo – un (con l’accento). Sembra errato, ma non è così.

Occorre distinguere, infatti, il su preposizione dal avverbio. Tra i due su c’è una notevolissima diversità di intonazione, di “suono” e, quindi, di... accento.

Il su preposizione è, in generale, atono: raccogli i panni su uno stenditoio; guarda su quella cima. Il con valore avverbiale è, invece, fortemente tonico: guarda sù, verso la cima; non andare sù.
Il avverbiale, per tanto, si può accentare e nessuno, docenti di lingua compresi, potrà dire che è uno strafalcione perché la linguistica lascia ampia libertà di scelta a colui che scrive.


27-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



Repulsione o ripulsione?


Repulsione o ripulsione? Qual è la grafia corretta? L’insegnante di mio figlio ha corretto, in un componimento, ripulsione in repulsione.
Entrambe le grafie sono corrette, gentile amico di Rovigo; non capiamo, quindi, il comportamento del docente.
C’è da dire, però, che repulsione rispecchia fedelmente l’origine latina: repulsione(m), da repulsus, participio passato di repellere (respingere). Per l’esattezza il vocabolo in questione è composto del prefisso re- (indietro) e il verbo pellere (spingere); quindi respingere, vale a dire spingere indietro.
In moltissime parole il prefisso latino re- si alterna con quello italiano ri-, come nel caso, appunto, di repulsione o ripulsione; recupero o ricupero; resurrezione o risurrezione.
I prefissi “re-“ e “ri-”, sia ben chiaro, si mettono davanti ai verbi e loro derivati per indicare il ripetersi di un atto, di un’azione o per indicare il verificarsi di un’azione di senso contrario come, per esempio, re-agire; re-impiegare, re-investire; re-spingere.


26-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink



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