Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Farla in barba


Ci scrive Gaetano L., da Livorno: «Gentile dott. Raso, seguo con passione le sue noterelle sulla lingua italiana in cui tratta anche alcuni modi di dire. Ne approfitto per domandarle il significato esatto e il perché si dice “farla in barba”. Grato se avrò una sua cortese risposta».

Cortese amico, le faccio rispondere da Carlo Lapucci.

La locuzione farla in barba (a qualcuno) significa riuscire a fare o a ottenere qualcosa a dispetto del divieto posto da uno.

In barba significa: proprio sotto gli occhi o quasi davanti alla barba , modo di dire che l'uso ha esteso e riferito impropriamente anche alla donna.

21-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



SCIEnza e incandeSCEnza


Un interessante quesito posto a “Domande e risposte” del sito della “Treccani”.
Perché scienza si scrive con la “i”, fantascienza si scrive con la i, “incandescenza” si scrive senza “i”?
Intanto si potrebbe osservare che le parole che contengono il gruppo -sce- in italiano sono un tormento per gli indecisi. Perché si pronunciano tutte uguali, sia che si scrivano con la i , sia che si scrivano senza la i : coscienza e coscetta , dal punto di vista della pronuncia di quel gruppetto grafico (che, parlando invece dal punto di vista della fonetica, corrisponde a un unico suono), sono uguali (a dire il vero, nel Mezzogiorno d’Italia, la i di coscienza, scienza, ecc. viene fatta sentire). Ma coscienza e coscetta si scrivono in modo differente, senza che madre lingua abbia avuto la pietà di renderci possibile distinguere in base a una regola precisa che, purtroppo, non esiste.
I motivi per cui quel suono viene reso con due grafie differenti sono vari. Il primo, per la nostra lingua, figlia di illustre e influente madre latina, è di ordine etimologico: ecco allora che scriviamo scienza perché scienza ricalca la grafia della parola latina dalla quale deriva, scientia(m). Stesso discorso vale per coscienza che viene da coscientia(m).
In fantascienza , che non deriva dal latino, ma è parola creata non troppo tempo fa (metà degli anni Cinquanta del Novecento), è però palese l’attrazione analogica di scienza , parola che fa da base a fantascienza.
Incandescenza, da confrontare col francese incandescence, si rifà invece al verbo latino incandescere diventare bianco per il calore.
L’italiano è pieno di casi di -sce- resi in modo differente (scellerato ma scienziato; scemo ma incosciente, ecc.). L’unica risorsa è la memoria e, se si può, un’occhiata al dizionario di lingua italiana.


20-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Adempiere


Il verbo adempiere appartiene alla schiera dei così detti verbi sovrabbondanti perché abbonda di coniugazioni: adempiere e adempire. Entrambi i verbi significano soddisfare, eseguire, esaudire, mantenere e simili.

Buona parte dei vocabolari, sbrigativamente, classificano il verbo tra quelli della seconda coniugazione. No, amici, adempiere, finendo in -ere è, sì, della seconda ma non adempire che, terminando in -ire si classifica tra i verbi della III coniugazione. Adempiere e adempire, insomma, pur essendo fratelli, seguono due coniugazioni diverse.

Adempiere segue la II coniugazione, come temere ; adempire segue la III terza come finire e come quest’ultimo in alcune voci prende l’infisso -isc- tra il tema e la desinenza. Entrambi sono transitivi.

Si sconsiglia, quindi, l’uso imperante di adoperarli intransitivamente: adempiere a un dovere. Si dirà, correttamente, adempiere un dovere. Nei tempi composti si adopera l’ausiliare avere.


17-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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