Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Tranellare


«Gentile dr Raso,
mi diletto a scrivere favole per bambini, favole che non vengono pubblicate ma fotocopiate e distribuite ai compagni di scuola di mio figlio. L'insegnante e il dirigente scolastico sono, mi sembra, entusiasti dell'iniziativa. Mi rivolgo a lei per un consiglio. Nella mia ultima fatica, il protagonista cade in un tranello tesogli da una strega cattiva. Vorrei usare un verbo per esprimere il concetto:
tranellare. So perfettamente che non esiste, ma mi piacerebbe adoperarlo. Che ne pensa?
Grazie per l'attenzione e per l'eventuale risposta.
Amerigo T.
Sondrio
»

Cortese Amerigo, il verbo da lei proposto esisteva ma è stato relegato nella soffitta della lingua. A mio avviso può rispolverarlo e usarlo come e quando vuole.
A un eventuale contestatore — per farlo rientrare nei ranghi — può far visitare questo collegamento.


16-01-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



Arare col bue e con l'asino


Quest'espressione — probabilmente poco conosciuta — ha moltissimi significati figurati e ci è stata consegnata — manco a dirlo — dal mondo contadino: l'agricoltore (di un tempo), per raggiungere lo scopo, non fa distinzione di sorta e ara sia con l'asino sia con il bue.

L'espressione si tira in ballo soprattutto nei confronti di un uomo che corteggia tutte le donne, senza distinzione alcuna, ma anche nei confronti di colui (o colei) che per arrivare al traguardo prefissosi non distingue il bene dal male.

La locuzione sembra particolarmente azzeccata se riferita alla persona che cambia atteggiamento o idea secondo l'opportunità del momento o a colui che vuole mantenere buoni rapporti con persone rivali tra loro o, ancora, riferita alla persona che vuol fare contemporaneamente gli interessi di due parti avverse.

Voi, cortesi amici, quanti "aratori" conoscete?


15-01-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



Lettera del Prefisso agli amanti della lingua


Cortese Direttore del portale,
la prego di voler pubblicare questa lettera aperta indirizzata agli amanti del bel parlare e del bello scrivere. Sono il Prefisso.
Le mie origini sono nobili, discendo, infatti, dal latino praefixus (messo prima), composto con prae che significa innanzi e fixus, participio passato di figere (fissare, attaccare). Letteralmente significo, per tanto, attaccato prima.
In grammatica rappresento ciascuna di quelle paroline, solitamente avverbi o preposizioni, che si mettono prima della radice di un'altra parola per modificarne il significato fondamentale; sono, insomma, un elemento che si premette a determinati vocaboli per formarne altri della stessa famiglia.
Perché questa lettera? Perché non sempre sono adoperato a dovere. Molto spesso, per non dire sempre, mi vedo unito alla parola che segue con un trattino: filo-monarchico. Se debbo essere attaccato alla parola, il trattino che senso ha?
Quest'ultimo (il trattino) va bene per le parole composte (o accoppiate): la guerra arabo-israeliana. Per non parlare, poi, di filo, termine greco (φίλος) che significa amico, amante e simili. La stampa, tutta, si diverte a scrivere filo-palestinese, filo-arabo, filo-israeliano e via dicendo.
In questi casi filo è un prefisso e in quanto tale si unisce alla parola senza quel ridicolo (e grammaticalmente scorretto) trattino: filopalestinese. Nessuno, insomma, scrive (finora, per lo meno) filo-sofia, filo-logo, filo-antropo. Perché, dunque, le altre parole con filo debbono essere storpiate?
Mi risulta che alcuni giornalisti (ma non solo) giustificano l'uso del trattino per non creare, se la parola che segue comincia con vocale, una forma cacofonica. Ma mi facciano il piacere! Motivazione pretestuosa in quanto in lingua esiste la così detta crasi (dal greco κράσις, kràsis, mescolanza), vale a dire la fusione (mescolanza) di due parole in una in modo che l'ultima vocale della prima parola si unisca (mescoli) alla prima dell'altra come, per esempio, in capufficio in luogo di capoufficio, fuoruscita invece di fuoriuscita.
Si può dire benissimo, quindi, filarabo invece di filoarabo, filisraeliano in luogo di filoisraeliano, filamericano anziché filoamericano.
Il prefisso, insomma, è una parola semanticamente non autonoma e si unisce a un'altra parola per rafforzarne o variarne il significato, non necessita, per tanto, di quell'orribile trattino.
Vi ringrazio di cuore della vostra attenzione di cui mi avete onorato, ringrazio altresì il Direttore per la sua cortese ospitalità.
Un saluto dal vostro
Prefisso


14-01-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



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