Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Bello, belli


«Gentilissimo dott. Raso,
mi vergogno, ma devo approfittare della sua non comune disponibilità. Mi figlio non riesce a capire quando deve usare
bei, belli e begli. È stato rimbrottato dall'insegnante perché in un componimento ha scritto i miei bei anni dell'infanzia. Avrebbe dovuto scrivere, naturalmente, begli anni.
Può aiutarmi a far capire a mio figlio quando deve adoperare l'una o l'altra forma?
Grazie di cuore
Marzio C.
Verbania
»

Cortese Marzio, spero di esserle d'aiuto. Dunque. L'aggettivo bello ha forme simili a quelle corrispondenti dell'articolo determinativo (il, lo): bel libro (il libro, i libri), bei libri; bello zaino (lo zaino, gli zaini) begli zaini; bell'anno (l'anno, gli anni), begli anni.


10-12-2018 — Autore: Fausto Raso — permalink



Aspettare il panierino dal piano di sopra


Si adopera il modo di dire che avete appena letto — ovviamente in senso figurato e quasi sempre spregiativo — nei confronti di una persona che non fa nulla per risolvere i propri problemi, aspettando un intervento esterno.

La locuzione richiama l'immagine del paniere con i viveri che qualcuno, con una fune, cala a un bisognoso che abita al piano sottostante.

07-12-2018 — Autore: Fausto Raso — permalink



Quando -aggine e quando -agine?


Molto spesso, nello scrivere, si resta perplessi sulla grafia delle parole che finiscono in -gine: una o due g? Perché, per esempio, abbiamo voragine (una g) e stupidaggine (due g)?
Per dissipare una volta per tutte questo genere di dubbio si può ricorrere a una regola empirica — contraddetta, però, da alcune eccezioni; queste non mancano mai — secondo la quale prendono la doppia g (aggine) i vocaboli che, privati della desinenza -aggine o -agine, danno vita a una parola di senso compiuto: buffonaggine (buffona); stupidaggine (stupida); testardaggine (testarda).
Si avrà, invece, una sola g (agine) quando tolta la desinenza al vocabolo in esame resta un termine privo di senso compiuto: voragine; indagine; cartilagine.
Se, infatti, togliamo la desinenza (aggine o agine) alle parole sopra elencate otteniamo dei vocaboli che non hanno alcun senso: imm(agine); vor(agine); ind(agine); cartil(agine).
Ecco, però, subito una prima eccezione: Cartagine.


06-12-2018 — Autore: Fausto Raso — permalink



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