Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Errori d'opinione


Con errori d'opinione intendiamo gli strafalcioni linguistico-grammaticali che i così detti opinionisti della carta stampata e no ci propinano a ogni piè sospinto.
Non c'è opinionista che, invitato nei vari programmi radiotelevisivi, non cada nel vezzo — a loro dire — di adoperare le particelle pronominali "ci si" con alcuni verbi quali rafforzative della coniugazione con soggetto indeterminato: ci si andava; ci si era tutti; ci si era venuti. Altro che vezzo, un vero e proprio orrore linguistico.
Le particelle ci e si unite si possono adoperare — ed è un uso correttissimo — soltanto come forma di soggetto indeterminato con i verbi riflessivi o pronominali: ci si annoiava (noi ci annoiavamo); ci si vergogna (tutti si vergognano); ci si deve lavare (tutti si debbono lavare).
Si possono usare accoppiate anche come complemento di reciprocanza (con la forma del soggetto indefinito): ci si vede domani, vale a dire ci vediamo domani; o, ancora, il ci unito al si è corretto come avverbio di luogo, con il significato, appunto, di in questo (quel) luogo: a casa tua ci si sta bene. Non è una smarronata, invece, il si va, sebbene sia un toscanismo che in buona lingua è preferibile evitare.
Ma vediamo altri errori d'opinione tra i quali possiamo includere — senza tema di essere smentiti — l'uso improprio che gli opinionisti fanno del verbo elevare in espressioni in cui il suddetto verbo non ha il significato che gli è proprio, vale a dire portare in alto. Cade quindi, in una smarronata (e non in una improprietà, a nostro avviso) colui che dice o scrive, per esempio, «gli inquirenti hanno elevato molti dubbi in proposito». I dubbi — chi può smentirci? — non si portano in alto, si suscitano.
Altro vezzo caro agli opinionisti è l'uso del partitivo con la preposizione con: «L'esponente politico è stato inquisito con dei suoi amici». Quel dei partitivo deve essere sostituito, in buona lingua italiana e come prescrive la grammatica, con alcuni: è stato inquisito con alcuni amici. Come dicevamo, per gli 'opinionisti' è un vezzo, per chi scrive queste modeste noterelle è, invece, uno strafalcione bell'e buono.
Potremmo continuare ancora, ma non vogliamo tediarvi oltre misura. Chiudiamo con un pensiero di Giuseppe Giusti, quanto mai attuale e sul quale gli opinionisti dovrebbero meditare: «L'avere la lingua familiare sulle labbra non basta: senza accompagnarne, senza rettificarne l'uso con lo studio e la ragione è come uno strumento che si è trovato in casa e che non si sa maneggiare».


16-01-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Su e... sù


«Cortese dott. Raso,
la disturbo, dopo tanto tempo, per un altro quesito. Mio fglio, II anno dell'istituto tecnico per geometri, è stato redarguito dall'insegnante d'italiano perché in un componimento ha messo l'accento sul "su". È un errore grave?
Grazie se avrò una risposta.
Cordialmente
Sabino A.
Mantova
»

Gentile Sabino, per darle una risposta precisa dovrei conoscere il contesto in cui è stato collocato il su".
Se il su incriminato era in funzione di preposizione l'accento, ovviamente, è errato: guarda su (preposizione) quel tavolo, c'è quello che cerchi.
Se, invece, il su era un avverbio l'accento non è errato, anche se si preferisce non segnarlo: vieni subito sù (avverbio) o su; ridiamoci sù.
Guardi, in proposito, cosa scrive il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia.
Per concludere, caro amico, la legge grammaticale non condanna il su avverbiale con tanto di accento, come si evince dagli esempi riportati nel DOP.


15-01-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Calcolare...


«Non calcolate sulla mia presenza...». Vi sembra un uso corretto l'...uso di questo verbo nel significato di fare affidamento? Non calcolate sulla mia presenza, vale a dire non fate affidamento sulla mia presenza. A nostro modo di vedere è un uso se non scorretto improprio.
Calcolare significa, propriamente, stabilire una quantità di qualcosa attraverso un calcolo: calcolare i danni riportati nell'incidente.
A nostro avviso, insomma, non si possono dare al verbo calcolare significati che non gli sono propri, come fanno alcuni, spalleggiati da certi vocabolari: confidare, fare affidamento, stimare, giudicare, valutare, pensare, considerare, far conto, fidarsi, fondarsi, fare assegnamento e simili. Naturalmente qualche linguista dissentirà, se dovesse imbattersi in questo portale. Ma tant'è.

PS. Dimenticavamo. I Francesi adoperano il verbo calcolare nelle accezioni che noi riteniamo improprie.


14-01-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



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