Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Vivere alla babbalè


Gentilissimo dott. Raso,
ho notato che, di tanto in tanto, le piace far rivivere parole della lingua italiana “relegate – come dice lei – nella soffitta della lingua”. A questo proposito mi sono imbattuto, sfogliando un vecchio libro, in un modo di dire veramente sconosciuto (o relegato nella soffitta): «Vivere alla babbalè». Sarebbe interessante conoscerne il significato e la provenienza. Grazie se spenderà due parole in merito.
Cordialmente
Osvaldo Venturini
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Cortese Osvaldo, il modo di dire, da lei citato, è veramente sconosciuto. Significa “vivere alla buona, alla carlona, senza tante pretese, con modi semplici”. Viene da “babbeo” o “bebbaleo”. La rimando ai collegamenti in calce:

Etimo.it - babbeo
Etimo.it - babbale
Etimo.it - babbaleo

La locuzione è "immortalata" anche in questi libri:
Google Libri


31-12-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Essere uom da sarti


«Essere uomo da sarti», vale a dire essere un uomo da nulla. Il “perché” dell’espressione l’apprendiamo – come sempre – dal principe dei modi di dire, Ludovico Passarini.

«Oggi volgarmente si suol dire a un uomo da nulla, “egli è un pezzo di legno”. Una volta dicevasi “esser uom da sarti”, perché questi costumavano tenere nelle loro botteghe una figura di legno, che serviva loro per provare le vesti, come i parrucchieri tengono tuttora certi busti e teste di legno per acconciarvi i parrucchini (…)».

30-12-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Contemplare...


Ancora un verbo della nostra bella e amata lingua adoperato, molto spesso, impropriamente (per non dire in modo errato): contemplare. Il verbo in oggetto significa “osservare attentamente e a lungo”, soprattutto con ammirazione, stupore, reverenza, piacere, devozione e simili: contemplare le stelle, contemplare un tramonto, contemplare un quadro, contemplare un monumento. Molti , invece, gli danno un significato che non gli “compete”, lo adoperano, cioè, con l’accezione di “considerare”, prevedere”, “stabilire”, “specificare”, “comminare”. Sulla stampa si leggono, spesse volte, frasi tipo: «per questo reato la legge contempla dai due ai cinque anni di reclusione»; oppure: «questa spesa non era contemplata nel bilancio familiare». Secondo voi gli anni di reclusione si “contemplano”; le spese familiari si “contemplano”? In questi casi (e in quelli similari) chi ama il bel parlare e il bello scrivere adopererà i verbi che fanno alla bisogna: comminare e prevedere. I vocabolari, però… Voi, amici che ci seguite, regolatevi secondo la vostra “coscienza linguistica”.

Etimo.it


29-12-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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