Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


Indice articoli

Essere (o fare) l'oracolo


Questo modo di dire è particolarmente noto e adoperato a ogni piè sospinto dalle persone che — ironicamente — vogliono mettere in evidenza la presunzione di qualcuno: è l'oracolo! Si usa anche — e in questo caso senza ironia — in riferimento a una persona di grande autorevolezza: ha parlato l'Oracolo. In questo caso — scrivendo - la o si mette maiuscola in segno di rispetto e di stima.

Ma cos'è questo oracolo? È il latino oracolum, dal verbo orare (dare risposte). Pur provenendo dal latino, però, l'oracolo era la tipica istituzione del mondo greco antico in quanto era il responso (risposta) che una determinata divinità dava a chi l'interrogava.

Con il trascorrere del tempo, per estensione, il vocabolo passò a indicare il luogo in cui venivano richiesti i responsi, la divinità stessa e la persona che faceva da mediatrice (oggi diremmo il medium) tra il petente e la divinità traducendo le parole, generalmente oscure.

Gli Oracoli, intesi come mediatori e, quindi, come sacerdoti erano, il più delle volte, donne, chiamate Pizie o Sibille, donde il termine sibillino, cioè oscuro, misterioso. Ciò che diceva l'Oracolo era considerato di indubbia verità e gli eventuali ordini che impartiva dovevano essere puntualmente eseguiti.

Di qui, per l'appunto, l'uso figurato e spesso ironico della locuzione: ha parlato l'oracolo, non contradditelo!


29-05-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



Esplodere: il suo uso corretto


Due parole su un verbo che — a nostro modesto parere — molto spesso viene adoperato impropriamente, se non in modo errato: esplodere.

Il significato principe del verbo, intransitivo, è scoppiare, deflagrare e simili: la bomba è esplosa improvvisamente. Buona parte dei vocabolari lo attestano anche come transitivo calpestando la natura intransitiva del verbo.

Non ci sembra corretto, quindi, dire — come si sente nei vari notiziari radiotelevisivi — che «i malviventi, prima
di allontanarsi, hanno esploso alcuni colpi di pistola».

28-05-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



Andare (o buttare) in vacca


La porta della stanza del rag. Spintoni si spalancò all'improvviso e comparve, infuriato, il dott. Biondoni, che rivolto verso il ragioniere esclamò: «Stia attento, Spintoni, la sto osservando da diversi giorni, per non dire settimane, trascorre buona parte del tempo al telefono o risolve le parole incrociate invece di sbrigare le pratiche! È andato proprio in vacca. Ma, attenzione; posso chiedere il suo licenziamento e non ci saranno, mi creda, sindacalisti che potranno opporre resistenza; quando si va in vacca si perde anche il diritto alla difesa d'ufficio».

Spintoni impallidì, le parole del Capo del Personale lo avevano intimorito; non riusciva a capire, però, che cosa intendesse dire il dr Biondoni con l'andare in vacca. Glie lo spiegò un suo collega.

Noi cercheremo di spiegarlo agli amici lettori che sentono per la prima volta questo modo di dire, di uso, per la verità, popolare. «Andare (o buttare) in vacca», dunque, si dice di una persona che all'improvviso diventa svogliata e pigra, che delude, insomma le nostre aspettative; si dice anche di un affare i cui esiti non sono quelli sperati.

E le vacche che cosa c'entrano? C'entrano perché così sono chiamati i bachi da seta che, ammalati, non fanno più il bozzolo. Si dice, infatti, che i bachi da seta vanno in vacca quando si ammalano di giallume: si gonfiano (diventano "vacche") e non fanno più il bozzolo.

In senso metaforico, quindi, le persone che vanno in vacca non producono più come prima o come ci si aspetterebbe.


27-05-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



 Indice articoliArticoli precedenti