Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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La retta (intesa come somma)


«Gentilissimo Dott. Raso,
la seguo da moltissimo tempo. Lascio i preamboli e vengo al dunque. Perché la somma che si versa mensilmente per un pensionato, per un convitto, per una scuola privata ecc. si chiama "retta"?
Certo di una sua cortese risposta, la ringrazio in anticipo e le porgo i miei più cordiali saluti.
Domenico F.
Varese
»

Cortese Domenico, le faccio rispondere da Ottorino Pianigiani, dal quale apprenderà anche l'origine dell'espressione dar retta, vale a dire ascoltare i consigli di qualcuno, prestare attenzione, porgere l'orecchio, badare e simili.

19-07-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Osservazioni...


Amante e amatore — i due termini non andrebbero adoperati indifferentemente. Il primo solo nel significato proprio del verbo amare da cui deriva; il secondo (con il femminile amatrice) nell'accezione di cultore, appassionato e simili: Pasquale è un amatore della lingua italiana.

Bisognare — verbo impersonale. Nei tempi composti richiede tassativamente l'ausiliare essere: giovedì era bisognato uscire. Seguito da un verbo di modo infinito rifiuta qualunque preposizione: mi bisogna parlarti (non di parlarti) urgentemente.

Brillare per l'assenza — espressione da non adoperare: brillare nell'accezione di distinguersi è un francesismo da evitare.

Cesto — sostantivo maschile che cambia di significato a seconda della pronuncia aperta o chiusa della e. Con la e chiusa ( césto) il termine indica una sorta di paniere; con la e aperta ( cèsto) il vocabolo definisce un'armatura di metallo o di cuoio che indossavano gli antichi pugilatori.


18-07-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Può o puo'


«Gentilissimo dott. Raso,
spero di non approfittare della sua squisita cortesia. Le scrivo ancora per un altro quesito. Ai tempi della scuola ho imparato che le parole tronche non si accentano (e non si apostrofano, salvo qualche eccezione: mo', troncamento di modo e po', troncamento di poco, per esempio). A questo punto vorrei sapere se è corretto apostrofare la terza persona singolare del presente indicativo del verbo potere: egli puo'. Mi è stato fatto notare che l'apostrofo, in questo caso, è errato; ci vuole l'accento: egli può.
Potrebbe chiarirmi le idee? Grazie in anticipo.
Ottavio L.
Terni
»

Sì, cortese Ottavio, l'apostrofo è errato, ci vuole l'accento. Il motivo è semplice: «può» è la forma tronca dell'antico puote. Le parole tronche che originariamente avevano l'accento tonico (accento che si sente, ma non si segna graficamente) sulla penultima sillaba lo conservano tramutandolo in accento grafico. Per questo motivo abbiamo: città (da cittade), virtù (da virtude); gioventù (da gioventude); beltà (da beltade) e può da puote.


17-07-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



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