Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Un titolo «itangliano»


Ecco un titolo — di un quotidiano in rete — che si potrebbe definire itangliano: Crescono le borse post laurea, ma il 90% dei ricercatori sarà espulso
Perché itangliano? Perché il prefisso post-, in lingua italiana, non attaccato alla parola che segue non ha alcun senso. Post, da solo, si ha solo in lingua inglese con l'accezione di missiva, corrispondenza,
posta
. Gli amici lettore conoscono bene il termine perché postano i loro interventi nei vari siti.
Post-, dunque, in lingua italiana è un prefisso con valore temporale o spaziale e come tutti i prefissi si scrive unito alla parola che segue: postlaurea.
Vediamo ciò che riporta il Treccani in rete:
«pòst- (dal lat. post, post- “dopo, dietro”). —
Prefisso di molte parole composte, derivate dal lat. o, più spesso, formate modernamente, nelle quali indica per lo più posteriorità nel tempo, col senso quindi di “poi, dopo, più tardi”. Tranne pochi casi in cui ha funzione avverbiale (come quando è premesso a verbi), ha di solito funzione prepositiva rispetto al secondo elemento, che può essere un sostantivo o, più spesso, un aggettivo (postpliocene, postmoderno, postoperatorio). In termini dell'anatomia e anche della fonologia, ha spesso sign. locale, di “dietro, posteriore, situato posteriormente” e sim. (postipofisi, postorbitale, postdentale, ecc.). In parecchi composti si contrappone a pre- (prebellico — postbellico, preludio — postludio, prematuropostmaturo), in pochi a anti- (antidiluvianopostdiluviano, antidatare — postdatare (...).
»
Si può anche togliere la t e scrivere poslaurea se l'elemento che segue il prefisso comincia con una consonante, come nel caso in oggetto, appunto. Correttamente, dunque: postlaurea o poslaurea.


25-01-2021 — Autore: Fausto Raso — permalink



Una zeugmata


La vittima subiva richieste di denaro e minacce di morte*
Probabilmente qualche linguista — nel caso si imbatta in questo sito — sarà pronto a fustigarci perché censuriamo questo titolo di un quotidiano in rete. Motivo? Il titolo — a nostro avviso — contiene uno zeugma (si potrebbe definire un “quasi errore") che in buona lingua italiana è da evitare.
Che cosa è questo zeugma? È una figura retorica che consiste nel riferire un verbo a due o più elementi della frase che richiederebbero, invece, ciascuno un verbo specifico. Lo zeugma, insomma, produce un'incoerenza semantica.
Nel titolo in oggetto il verbo subiva è collegato tanto a richieste quanto a minacce. A nostro modo di vedere le minacce non si subiscono, si ricevono. In questo caso, per tanto, occorrono due verbi; uno per le richieste e uno per le minacce: la vittima subiva richieste di denaro e riceveva minacce di morte.
Secondo il nostro modesto parere i titolisti non sarebbero incorsi in una zeugmata se avessero adoperato il verbo ricevere, buono sia per le richieste sia per le minacce.
Attendiamo smentite dai soliti linguisti, ai quali potremmo rispondere, eventualmente, con le parole di Leo Pestelli: «... Quando Dante scrisse “parlare e lagrimar vedrai insieme...” non fece grammaticalmente una buona figura, ma i retori, con una controfigura, quella dello “zeugma” o aggiogamento, consistente nel riferire un verbo a più parole diverse mentre per il senso non converrebbe propriamente che a una di esse, ci misero prontamente una toppa...».
È bene, insomma, non “zeugmare"


22-01-2021 — Autore: Fausto Raso — permalink



Il prefisso e la stampa


Lo zar che ha ritrasformato la Russia in super potenza
Continua la nostra crociata contro la malalingua della carta stampata e no. Il titolo di questo settimanale in rete contiene uno strafalcione che grida vendetta: super potenza. In lingua italiana, non in quella cispadana, i prefissi si scrivono attaccati (mai staccati o con il trattino) alla parola che segue. Correttamente, quindi, superpotenza.
In proposito vediamo cosa dice il Treccani in rete:
«super- pref. (dal lat. super-, super “sopra"). -
1. Con valore locale, forma pochi agg. e sost., nei quali significa “sopra, che sta sopra" (come in superglottico, superumerale) o, più raram., “superficiale" (come in superfinitura).
2. Esprime addizione, sovrapposizione (come in superstrato, superinfezione) o processo o condizione in eccesso rispetto al normale (superalimentazione, superallenamento).
3. Col sign. generico di “che sta sopra, che va oltre, che supera", indica il superamento di un certo limite (come in superalcolico, supersonico), il superamento di determinati caratteri (supernazionale, superpartitico), una posizione preminente (supervisione, superarbitro) o assolutamente preminente (come in superuomo).
4. Per sviluppo del sign. prec., forma numerosi sost. e agg. ai quali conferisce valore superlativo: supercinema,
superbollo, supergigante, supermercato; superbianco, superdissetante
».
Vediamo, anche, come alcuni vocabolari scrivono il termine in questione: Gabrielli:
«superpotenza: (su-per-po-tèn-za) s.f.
Stato dotato di un grande potenziale bellico, spec. di tipo atomico, e di un grande apparato industriale, che gli conferiscono...
»
De Mauro: «superpotenza.
Stato militarmente ed economicamente molto forte, che esercita un'influenza notevole sugli eventi e
sulla politica internazionale
»
Sabatini Coletti: «superpotenza (su-per-po-tèn-za) s.f.
• Stato che possiede un imponente apparato industriale e bellico (spec. nucleare).


21-01-2021 — Autore: Fausto Raso — permalink



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