Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Il rancio


Due parole sul rancio, uno dei vocaboli omografi e omofoni di cui la nostra lingua non difetta. Cominciamo con il dire che questo termine può essere tanto sostantivo quanto aggettivo.
Nel secondo caso è l'aferesi di (a)rancio: color dell'arancia; sta, quindi, per “arancione". Occorre dire, però, per “obiettività linguistica" che questo aggettivo viene adoperato, per lo più, in poesia; difficilmente un grande scrittore lo userebbe in una prosa. È anche aggettivo quando viene adoperato nell'accezione di rancido: quel formaggio è rancio, vale a dire rancido.
Il terzo significato — e in questo caso è un sostantivo — è quello noto a tutti: pasto dei soldati. L'origine non è schiettamente italiana (o latina) — per questo motivo, pur essendo l'accezione “principe" del vocabolo, lo abbiamo relegato nell'ultimo posto — ma spagnola: rancho (stanzone di persone). I militari non consumano il pasto in comune in uno “stanzone"?


01-12-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



Altro che o altroché? Dipende...


Tutti i vocabolari che abbiamo consultato sostengono l'intercambiabilità grafica dell'avverbio altroché: altroché o altro che.
A nostro modestissimo parere andrebbe fatto un distinguo in quanto l'avverbio su detto cambia di significato a seconda della grafia. La scrizione univerbata, altroché, andrebbe adoperata quando l'avverbio in questione ha il valore di esclamazione affermativa con il significato, per l'appunto, di sicuramente, senza dubbio, certamente ecc.: ti è piaciuto il film? Altroché!
La grafia analitica (scissa, separata), altro che, si dovrebbe usare, invece, allorché la locuzione indica una preferenza o un'esclusione rispetto a qualcos'altro: occorrono prove certe, altro che supposizioni.
Da evitare assolutamente la grafia altrocché (con due 'c') perché errata. L'aggettivo altro non determina geminazione (raddoppiamento della consonante).


30-11-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



Due parole su stesso e medesimo


Alcune grammatiche (tutte?) ritengono non necessario accentare il pronome “sé” quando è seguito da stesso o medesimo (se stesso; se medesimo) perché non si può confondere con il “se” congiunzione.

Motivazione illogica e pretestuosa: stabilito che il pronome personale “sé” si accenta, non si capisce per quale motivo dovrebbe perdere il segno grafico quando è seguito dai su citati aggettivi.

Queste grammatiche dovrebbero specificare, invece, che stesso e medesimo si possono adoperare con il significato di «anche, perfino e simili e si pongono, generalmente, dopo il nome: il padre stesso (perfino il padre) denunciò il figlio all'autorità giudiziaria.

27-11-2020 — Autore: Fausto Raso — permalink



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