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Galeazzo di Tarsia
(✶~1520   †1553)

Galeazzo di Tarsia (Napoli, 1520 circa – Belmonte Calabro, 5 giugno 1553) è stato un poeta italiano.

I dati biografici riguardanti Galeazzo di Tarsia sono scarsi e ambigui, e il suo canzoniere esiguo.

Tutto ciò ha fatto sì che siano nati equivoci biografici i quali hanno condizionato anche il giudizio sull'opera poetica, descritta come l'opera solitaria di un poeta irregolare.

Il poeta, appartenente a una famiglia aristocratica calabrese, nacque probabilmente a Napoli verso il 1520. Non è noto dove abbia studiato; si ritiene abbia partecipato alle discussioni dell'Accademia Cosentina.

Si pensa inoltre che abbia compiuto un viaggio in Francia.

Sesto barone di Belmonte, esercitò la sua autorità con prepotenza, tanto che, a causa delle violenze e dei soprusi verso i sudditi di Belmonte e di Amantea, nel 1547 fu processato alla Gran Corte della Vicaria, condannato alla perdita delle prerogative feudali. Dopo un periodo di detenzione a Castel Capuano, fu confinato a Lipari dove rimase per lo meno fino al 1551. Mentre era in prigione, morì la moglie Camilla Carafa. Graziato dal Viceré Don Pedro de Toledo, nel 1553 Galeazzo di Tarsia partecipò a una spedizione contro Siena; tuttavia lo stesso anno, appena tornato a Belmonte, fu ucciso in circostanze non chiare.

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L'opera poetica

Galeazzo di Tarsia scrisse soprattutto dei sonetti, secondo il modello petrarchista predominante nel XVI secolo. Tuttavia la prima raccolta delle sue Rime venne data alle stampe solo nel 1617 a cura di Giambattista Basile; in precedenza erano stati pubblicati solo due sonetti, peraltro postumi, che erano stati indirizzati da Galeazzo di Tarsia a Vittoria Colonna, ma che vennero inseriti, modificandone la dedica, in una raccolta in lode di Giovanna Castriota, pubblicata alla fine del Cinquecento a cura di Sertorio Quattromani (Cosenza 1541-1607). Giambattista Basile stampò dunque trentasei componimenti (trentaquattro sonetti, una canzone e un madrigale), la cui lezione fu poi migliorata da Antonio Federico Seghezzi.

Nel frattempo, nel 1758 l'erudito cosentino Salvatore Spiriti (1713-1776), in base al "ritrovamento di un antichissimo manoscritto" oggi perduto, ma verosimilmente autorevole, curò un'altra edizione delle Rime che comprendeva 50 componimenti, 14 in più rispetto all'edizione del Basile. Fu Salvatore Spiriti a identificare il vero Galeazzo di Tarsia, confuso in precedenza con un omonimo zio. Spiriti pubblicò infatti una breve biografia del Galeazzo poeta. Probabilmente per l'imbarazzo di essersi imbattuti in un gentile poeta petrarchista, che era nel contempo un violento signorotto, l'opera di Spiriti venne ritenuta poco affidabile e l'autore si attirò commenti sarcastici e libelli satirici. La biografia del Bartelli e le moderne edizioni critiche del Bozzetti, Ponchiroli e Crupi dipendono dall'edizione di Salvatore Spiriti.

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Bibliografia

Galeazzo di Tarsia, Canzoniere, a cura di Pasquino Crupi, in appendice nota bibliografica di Daniele Ponchiroli, Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, 2002, ISBN 88-498-0485-7
Galeazzo di Tarsia, Rime, edizione critica a cura di Cesare Bozzetti, Milano: Fondazione Mondadori, 1980
Giorgio Masi, «La lirica e i trattati d'amore». In: Enrico Malato (a cura di), Storia della Letteratura italiana, vol. IV, Roma: Salerno editore, 1997
Ettore Bonora, «La lirica e i trattati d'amore». In: Emilio Cecchi e Natalino Sapegno (a cura di), Storia della Letteratura italiana, vol. IV, Milano: Garzanti, 1988
Marco Ariani, La scrittura e l'immaginario: saggio su Galeazzo di Tarsia, Padova: Liviana, 1981
Renzo Cremante, «Tarsia, Galeazzo di». In: Vittore Branca, Dizionario critico della letteratura italiana, Torino: UTET, 1973, vol. 3, pp.446–7
Giorgio Petrocchi, «Il lessico sentimentale di Galeazzo di Tarsia». In: G. Petrocchi, I fantasmi di Tancredi: saggi sul Tasso e sul Rinascimento, Caltanissetta; Roma: Sciascia, 1972

Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera

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