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Lorenzo de' Medici
(✶1449   †1492)

L'ascesa politica di Lorenzo e il matrimonio con Clarice Orsini (1466-1469)
Mentre Firenze stava combattendo una coalizione veneta-ferrarese finalizzata a porre fine all'egemonia medicea, Piero de' Medici provvide a presentare Lorenzo (il più dotato dei due fratelli per intelligenza e carisma) come suo legittimo successore alla guida della famiglia. Poco dopo la fallita congiura del 1466, infatti, Piero pose il diciassettenne Lorenzo al suo posto nella Balìa e nel Consiglio dei Cento. A rafforzare ulteriormente la loro posizione famigliare, Piero e Lucrezia Tornabuoni si decisero di concretizzare l'avallato progetto di matrimonio tra il giovane Lorenzo e la nobildonna Clarice Orsini. Clarice, proveniente da una delle più nobili famiglie romane, fu giudicata ed esaminata direttamente da Lucrezia in un suo soggiorno a Roma del 1468, il cui resoconto fu inviato in modo assai dettagliato a Piero, sempre infermo a letto. Il progetto matrimoniale fu avallato da entrambe le famiglie: i Medici, oltre a ricevere 6000 fiorini romani, potevano entrare nella cerchia patrizia pontificia ed assumere un carattere più cosmopolita; gli Orsini, d'altro canto, si sarebbero imparentati con la famiglia più ricca d'Europa. Lorenzo, dal canto suo, non manifestò un particolare interesse nei confronti della futura sposa: intento negli svaghi giovanili, quali tornei e composizioni poetiche, il giovane Medici lasciò a sua madre il compito di preparargli il matrimonio, unione che verrà celebrata prima per procura a Roma (10 dicembre 1468), con Filippo de' Medici quale rappresentante di Lorenzo; poi, quella di rito religioso, il 4 giugno del 1469 a Firenze, cui seguirono grandi feste patrocinate da Piero. Neanche dopo il matrimonio, Lorenzo manifestò particolare affetto per la consorte, alla quale non dedicò alcun pensiero o poesia, e con la quale adempì i suoi doveri coniugali: lui gaudente, intriso di cultura neoplatonica e amante della vita; lei, rigida e austera, profondamente religiosa ma poco edotta di letteratura e cultura umanistica.

Il governo (1469-1492)

Le riforme istituzionali
Piero de' Medici non poté assaporare i frutti della sua politica matrimoniale: completamente distrutto dalla gotta e dalle complicazioni che ne derivarono, morì il 2 (altre fonti attestano il 3) dicembre 1469 per un'emorragia cerebrale. Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse quindi il potere su Firenze, ricevendo la fiducia da parte dei politici legati ai Medici. Seguendo le orme del nonno e del padre, Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato un semplice cittadino di Firenze pur praticamente accentrando nelle proprie mani il potere della città e dello stato. Benché fosse pari al nonno per tatto politico, Lorenzo manifestò apertamente la sua aperta ambizione politica, suscitando reprensioni e timori da parte degli altri magnati. Nel periodo dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali, sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Il rafforzamento della famiglia Medici fu determinato dal Magnifico grazie alla costituzione, in seno alle istituzioni repubblicane, del Consiglio maggiore (luglio 1471), mentre rafforza il Consiglio dei Cento conferendogli l'autorità di promulgare leggi senza l'interferenza degli organi popolari.

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La prima congiura
Lorenzo e il faratello Giuliano non fecero appena in tempo all'idea di abituarsi al governo, che i vecchi nemici del padre Piero fecero sentire ancora la loro voce. Difatti, Diotisalvi Nerone e gli altri fuoriusciti, credendo di approfittare dell'inesperienza dei due giovani fratelli, combuttarono con Borso d'Este per abbattere definitivamente i Medici, e sobillarono i pratesi alla rivolta contro Firenze, in quanto era la città sottomessa più vicina. Come però riassume il critico G.F.Young, il colpo di Stato fu scoperto anzitempo:

«Ma Lorenzo seppe agir in tempo; gl'intrighi in città [Firenze] furono sventati dal suo tatto, truppe furono mandate a riprendere Prato, e la ribellione fu così spenta»
(G.F.Young, I Medici, p. 170)

La guerra contro Volterra
Nel 1472 Lorenzo, spinto sia da motivazioni economiche che politiche, decise di muovere guerra contro Volterra. Infatti, il Medici intendeva da un lato acquisire le ricche risorse di allume appena scoperte, mentre dall'altra intendeva rafforzare il prestigio interno ed estero dello Stato (e della sua famiglia) sottomettendo una città importante della Toscana. La guerra, repentina, terminò il medesimo anno con il sacco della città, ad opera di Federico da Montefeltro, violenza che però suscitò disdegno nell'animo dei fiorentini. Per controllare meglio la città, Lorenzo decise di costruire una imponente rocca, dotata di tutte le più moderne soluzioni difensive che anticipano molte caratteristiche della fortificazione alla moderna, simbolo della dominazione fiorentina.

La Congiura dei Pazzi - Gli antefatti (1473-1478)
Nonostante i successi in politica estera, il rafforzamento interno e la politica di magnificenza condotta da Lorenzo, il potere della famiglia Medici era ancora oggetto d'attriti sia da parte di alcuni fiorentini, ma ancor di più da parte di alcuni potentati italiani. Infatti, papa Sisto IV, che inizialmente era in cordiali rapporti con i Medici, entrò in collisione con quest'ultimo per l'opposizione energica che Lorenzo attuò davanti al proposito pontificio di occupare Imola e Faenza, città assai vicine al confine settentrionale della Repubblica (1473-1474), e Città di Castello, per vari interessi che i fiorentini avevano in Umbria. Sisto IV, in realtà, intendeva accerchiare Firenze per poi donarla all'ambizioso nipote, Girolamo Riario, determinando quindi una sottomissione dell'Italia centrale alla politica papale. La tensione si acquì ulteriormente davanti al rifiuto da parte di Lorenzo, principale banchiere del Vaticano, di versare al papa la somma di 40.000 fiorini necessaria per acquisire Imola dagli Sforza.

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Istigato dal rapace nipote, papa Sisto cominciò a tessere una ragnatela di intrighi, coinvolgendo l'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, il duca d'Urbino Federico da Montefeltro, il re di Napoli Ferrante e la Repubblica di Siena. Inoltre, si presero contatti con i principali nemici interni di Lorenzo, tra i quali spiccavano l'antica e ricchissima famiglia magnatizia dei Pazzi, intimoriti del crescente potere di Lorenzo e del sovvertimento di alcune strutture repubblicane. La decisione di attendere quattro anni dall'inizio dell'inasprimento dei rapporti diplomatici fu dovuta, essenzialmente, all'evolversi della situazione politica italiana: la morte violenta del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza (26 dicembre 1476), figura con cui Lorenzo aveva sempre mantenuto ottimi rapporti, e la conseguente guerra civile tra la reggente Bona di Savoia e Ludovico il Moro, tolse ai Medici i mezzi militari su cui avevano poggiato il loro potere negli anni passati.

La Congiura dei Pazzi - L'attentato del 26 aprile
Un primo tentativo di eliminazione fisica dei due giovani Medici fu tramato il giorno 25 aprile, quando Jacopo de' Pazzi pensò di avvelenare le pietanze riservate a Lorenzo e Giuliano: quest'ultimo, però, ebbe un'indisposizione che non gli permise di partecipare al ricevimento, e costringendo così i congiurati ad agire in modo diverso. L'occasione si ripresentò il giorno successivo, cioè il 26 aprile 1478, data in cui ricadeva la celebrazione della Pasqua. Mentre stavano ascoltando la messa in Santa Maria del Fiore, al momento dell'elevazione dell'ostia consacrata, i due fratelli furono aggrediti: Giuliano fu colpito a morte dal sicario Bernardo Bandini e da Francesco de Pazzi, mentre Lorenzo, ferito in modo lieve dal sacerdote volterrano Antonio Maffei, si salvò riparandosi in sagrestia aiutato da alcuni amici tra cui il Poliziano. Le sorti di Lorenzo, asserragliato nella sagrestia, furono alla fine determinate dalla sollevazione popolare in suo favore. Il popolo, venuto presto a conoscenza dell'attentato, si sollevò al grido di "palle! palle" (in allusione alle palle poste sullo stemma dei Medici), scagliandosi contro i congiurati. Contemporaneamente, il gonfaloniere Cesare Petrucci, dopo aver saputo della congiura, arrestò un gruppo di congiurati presenti in Palazzo Vecchio, guidati proprio dall'arcivescovo Salviati, facendoli impiccare.

La Congiura dei Pazzi - La vendetta contro i congiurati
La vendetta contro i Pazzi e i loro alleati fu terribile, diventando così un esempio contro chi avesse mai voluto, in futuro, minare il potere mediceo sulla città. Infatti Lorenzo procedette ad una serie di esecuzioni in Piazza della Signoria, tra i quali figuravano i due principali animatori del complotto: Jacopo e il figlio Francesco de' Pazzi, catturati mentre tentavano la fuga da Firenze. Degli altri membri della famiglia, soltanto Guglielmo fu risparmiato, in quanto estraneo ai fatti e anche perché era il marito di Bianca, sorella del Magnifico; fu però costretto all'esilio. Infine Bernardo Bandini, che tentò addirittura di ottenere protezione dal sultano Maometto II, fu rimpatriato e giustiziato. La popolarità di Lorenzo era al culmine, in quanto visto come oggetto d'odio da parte di pochi facinorosi, privi di seguito popolare. Difatti, le solenne esequie che Lorenzo fece officiare a San Lorenzo per il fratello Giuliano, videro la partecipazione di tutta la cittadinanza fiorentina. Il tragico attentato spinse Lorenzo a far cessare per un decennio, quindi fino al 1488, tutte le manifestazioni legate al Carnevale.

Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera

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