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Ugo Foscolo
(✶1778   †1827)

Foscolo, intanto, entrò nel « Circolo costituzionale di Milano », ritrovo di patrioti e letterati (tra loro figuravano Giovanni Pindemonte e Giovanni Fantoni). Il giornale del «Circolo», filo-francese e filo-bonapartista, registrò gli interventi del Foscolo, i quali si concentrarono tra il 10 dicembre e il 24 gennaio. Il poeta prese ancora la parola il 14 febbraio, quando le sue energie erano ormai consacrate a un nuovo periodico. A partire da fine gennaio collaborò infatti con Melchiorre Gioia per qualche mese al "Monitore Italiano", assumendone inoltre la direzione. Il foglio, battagliero, rivendicava per la Repubblica Cisalpina l'indipendenza dal governo parigino, e si mostrò ostile nei confronti del patto di alleanza con la Francia - benché le posizioni espresse dalle sue colonne, fattesi via via più esplicite, non avessero la stessa violenza che Pietro Custodi (anch'egli collaboratore del giornale) o il Gioia delegarono a opere scritte in prima persona -, finché il Direttorio lo soppresse nell'aprile 1798.

Negli stessi mesi, Foscolo compose alcuni sonetti; uno di questi, Te nudrice alle muse, ospite e Dea, gli era stato ispirato dalla proposta fatta al Gran Consiglio dal cittadino Giuseppe Lattanzi perché sostituissero nelle scuole l'insegnamento del Latino con quello del Francese.

L'infuocato clima meneghino valse più volte, nel 1798, accuse esplicite nei confronti di Vincenzo Monti. Questi, da poco giunto in città e considerato "troppo moderato", veniva preso di mira dai patrioti più accesi, in particolare dal Lattanzi e da Francesco Gianni, celebre poeta improvvisatore che andava abbozzando un monumentale poema epico su Napoleone. Se due articoli foscoliani apparsi il 15 e 19 marzo sul Monitore, proponendo una recensione sostanzialmente positiva del Bonaparte in Italia del Gianni e del suo autore, parrebbero alimentare la polemica nei confronti del Monti, un terzo articolo, del 23 marzo, ribalta il giudizio nei confronti del poema. In agosto, quando il poeta della Bassvilliana si trovava nuovamente sotto attacco, Foscolo pubblicò presso gli stampatori milanesi Pirotta e Maspero un Esame su le accuse contro Vincenzo Monti, prendendo le sue difese, lodando il suo amore per la libertà e condividendo la sua condanna del Terrore rivoluzionario, presto «presentato alla esecrazione dei secoli» dagli stessi scrittori francesi.

Il trasferimento a Bologna (1798-1799)

Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler Monti, nell'estate del 1798 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a Il Genio Democratico, fondato dal fratello Giovanni e poi riassorbito dal Monitore bolognese. Fu per un breve periodo aiutante del cancelliere per le lettere del Tribunale. Alla fine si arruola nei Cacciatori a cavallo della Repubblica Cispadana.

Iniziò le stampe, fino alla lettera XLV, del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis che dovette interrompere per l'occupazione di Bologna da parte degli austro-russi nell'aprile del 1799; il romanzo vide comunque la luce, a sua insaputa, completato e tagliato in varie parti da Angelo Sassoli, mediocre letterato bolognese, per conto dell'editore Jacopo Marsigli. Si scatenò l'ira di Foscolo, che impose all'editore di far comparire una nota sul Monitore Bolognese e sulla Gazzetta di Firenze in cui si diceva che alle lettere foscoliane erano stati aggiunti i vigliacchi interventi di un altro autore. Come il protagonista Jacopo Ortis (il nome deriva dalla fusione di Jean-Jacques Rousseau e di Girolamo Ortis, un giovane studente friulano suicidatosi a Padova nel 1796), che si toglie la vita con un colpo di pugnale (come farà Giovanni Foscolo), anche Ugo tenta il suicidio in questo periodo - ingerendo dell'oppio - a causa della passione infelice per la Pikler, secondo quanto narrato da lei stessa.

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L'arruolamento nella Guardia Nazionale (1799-1801)

Foscolo nel frattempo si arruolò nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina e combatté con le truppe francesi (quelle che si sarebbero poi chiamate Grande Armata) fino alla battaglia di Marengo. Ferito nella battaglia di Cento a una gamba, venne arrestato dagli austriaci durante la fuga e liberato a Modena dalle truppe di MacDonald partecipando in seguito alla battaglia della Trebbia e ad altri scontri.

Partecipò alla difesa di Genova assediata (pur non vedendo di buon occhio la guerra) dove venne ferito nei pressi di Forte Diamante, e in questo periodo ripubblicò l'ode A Bonaparte liberatore aggiungendovi una premessa nella quale esortava Napoleone a non diventare un tiranno, e modificando l'ottava strofa, per affermare con chiara coscienza l'idea dell'unità d'Italia erede di Roma antica; tra l'estate e l'autunno del 1800 compose l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, dedicata ad una nobildonna genovese rimasta ferita al volto dopo una caduta da cavallo sulla scogliera di Sestri Ponente. Dopo la vittoria napoleonica gli vennero dati numerosi incarichi militari, che lo condussero in varie città italiane, tra le quali Firenze dove s'innamorò di Isabella Roncioni, già promessa sposa, che contribuirà ad ispirargli, con Teresa Pikler, il personaggio di Teresa nell'Ortis. Nel 1801 il Foscolo si recò nuovamente a Milano dove accolse, nel mese di giugno, il fratello più giovane, Giulio, che gli era stato affidato dalla madre e lo avviò alla carriera militare (Giulio finirà suicida in Ungheria nel 1838). Il 23 luglio, dopo essersi più volte lamentato perché non riceveva regolarmente la paga militare, inviò al Ministro una lettera nella quale presentava le dimissioni, che però non furono accolte. In compenso ottenne la paga di capitano aggiunto, e passerà in tal modo nel 1802 al servizio della Repubblica Italiana, e dal 1805, dopo la proclamazione di Napoleone a imperatore nel 1804, del Regno d'Italia, e fu incaricato di compilare una parte del Codice militare.

L'intensa attività letteraria (1801-1804)

Gli anni tra il 1801 e il 1804 furono anni di intensa attività letteraria ma anche di grande dolore per la morte del fratello Giovanni, che si era ucciso a Venezia l'8 dicembre del 1801 con un colpo di pugnale, sotto gli occhi della madre, per sottrarsi al disonore di non poter pagare una grossa somma persa al gioco e che aveva preso in prestito dalla cassa di guerra.

Nel 1802 pubblicò l’Orazione a Bonaparte in occasione dei Comizi di Lione e la raccolta di liriche che comprendevano otto sonetti e un'ode, rielaborò e portò a termine l’Ortis, compose l'ode All'amica risanata per Antonietta Fagnani Arese, suo nuovo ardente amore; nel 1803 diede alle stampe nella loro versione definitiva i sonetti con l'aggiunta dei quattro più famosi (Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni, Alla Musa, i quali tuttavia ricevettero il titolo, al pari degli altri otto sonetti, solo nel 1848, in un'edizione curata da Francesco Silvio Orlandini per Le Monnier) e l'ode All'amica risanata e A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. L'edizione dell'aprile 1803, apparsa a Milano presso Destefanis con il titolo Poesie di Ugo Foscolo - e dedicata dall'autore al poeta e futuro tragediografo Giovanni Battista Niccolini - non comprendeva ancora il sonetto per la morte del fratello, pubblicato nel mese di agosto per i tipi dell'editore milanese Agnello Nobile insieme agli altri tredici testi.

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Risale allo stesso anno la traduzione - in endecasillabi sciolti - e la pubblicazione della Chioma di Berenice di Catullo (a sua volta traduzione latina da Callimaco) con l'aggiunta di un inno alle Grazie, prima nucleo del poemetto futuro, che attribuisce al poeta alessandrino Fanocle, accompagnata da quattordici Considerazioni e quattro Discorsi che racchiudono i lineamenti principali della sua poetica neoclassica, ispirata alle idee del Winckelmann. L'opera uscì nel mese di novembre, uscita a Milano con l'editore Genio Tipografico, e fu dedicata al Niccolini.

Gli anni in Francia (1804-1806)

Nel 1804, come capitano di fanteria dell'esercito italiano, venne aggregato all'esercito francese, e ottenne di seguire l'armata anti-inglese che si radunava a Valenciennes, in Francia e nella Francia del nord visse fino al 1806; dovette dedicarsi agli approvvigionamenti, cosa che lo esentò dai combattimenti; fu messo anche a guardia di un gruppo di profughi inglesi, guardati con sospetto da Napoleone. A Valenciennes conobbe una giovane inglese (da cui andò per apprendere la lingua in vista dell'invasione dell'isola, poi mai attuata) Lady Fanny Emerytt Hamilton , da lui chiamata anche Sophia, dalla quale ebbe una figlia nel 1805, Mary, che egli chiamerà sempre Floriana, e di cui sarà ignaro per molto tempo; la rivedrà dopo molti anni in Inghilterra e sarà il conforto dei suoi ultimi anni. Qualche critico ha messo in dubbio la reale filiazione della giovane, asserendo che fosse figlia di Lord Hamilton, il marito di Fanny, e affidata a Foscolo come figlia adottiva dalla nonna materna Mary Walker Emerytt, dopo la morte dei genitori (d'altra parte ci sono state diverse ipotesi anche sul nome della nobildonna). Malgrado i continui spostamenti per motivi di servizio, Foscolo riuscì a continuare la sua attività letteraria con alcuni saggi di traduzione dall'Iliade, con l'epistola in sciolti al Monti, Se fra' pochi mortali a cui negli anni e con la traduzione del Sentimental Journey di Sterne che l'avrebbe condotto alla stesura, nel 1812, dei sedici capitoletti scritti in una prosa ironico-allusiva della Notizia intorno a Didimo Chierico.

La permanenza a Brescia, il ritorno a Venezia e l'incarico all'Università di Pavia (1806-1808)

Nel 1806, fallito il progetto di Napoleone dell'invasione inglese, Foscolo decise di tornare a Milano dopo essere stato a Parigi, dove conobbe il giovane Manzoni (che, pur essendo di soli sette anni più giovane, aveva iniziato da poco l'attività letteraria ispirandosi anche a Foscolo, oltre che ad Alfieri, Parini, Monti e altri autori, italiani e stranieri), si recò poi a Venezia dove rivide i familiari dopo il lungo esilio e, presso Treviso, ritrovando la Teotochi Albrizzi. A Padova si incontrò con il Cesarotti e a Verona in giugno con Ippolito Pindemonte, dai colloqui con il quale nacque l'idea iniziale del carme Dei Sepolcri, scritto tra l'agosto del 1806 e l'aprile del 1807 e pubblicato in quell'anno a Brescia, presso l'editore Niccolò Bettoni. Nel periodo in cui Foscolo si accingeva a dare alle stampe l'opera era ospite della contessa Marzia Martinengo, sua amante, presso Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino in centro città.

Il capitano Ugo Foscolo, per ingraziarsi il generale Augusto Caffarelli, aiutante di campo di Napoleone e ministro della Guerra del Regno d'Italia, curò una edizione delle opere di Raimondo Montecuccoli, con una ricca premessa sull'arte della guerra. L'opera si inserisce anche in una polemica con Madame de Staël sull'attitudine militare degli italiani.

Sollevato dagli incarichi militari su interessamento del Caffarelli, Foscolo si candidò alla cattedra di eloquenza dell'Università di Pavia, che si era resa vacante (la cattedra era stata tenuta in precedenza da Vincenzo Monti e da Luigi Cerretti) e la ottenne il 18 marzo 1808. Qui pronunciò la sua celebre orazione inaugurale, Dell'origine e dell'ufficio della letteratura, e tenne poche lezioni, poiché l'incarico venne a breve soppresso da Napoleone, divenuto sospettoso di ogni libero pensiero.

Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera

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