Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


Indice articoli

Rivedersi in pellicceria


Giovanni e Pasquale erano conosciutissimi in tutto il quartiere per le loro bravate: intimorivano i commercianti, infastidivano i passanti e le fanciulle, scippavano gli anziani non appena questi uscivano dall’ufficio postale dopo aver ritirato i quattro soldi della pensione; erano, insomma, il terrore del rione.
Un giorno, non trovandosi d’accordo sull’ultima impresa da compiere, litigarono violentemente e Pasquale che era il più duro si rivolse a Giovanni in malo modo, dicendo: «Stai tranquillo, oggi è andata così, ma non è finita, ci rivedremo in pellicceria!»
Quest’espressione – probabilmente sconosciuta ai più – si usa nei confronti di coloro che comportandosi con una certa astuzia e malvagità sono destinati a finire male come i loro simili. Come nel caso, appunto, di Pasquale e Giovanni, i bulli del quartiere.
Puccio Lamoni, nelle sue note al Malmantile racquistato (un poema burlesco), così spiega questo modo di dire: «Questo è il commiato che noi finghiamo che si diano le volpi una con l’altra; perché sapendo che devono essere ammazzate, e le loro pelli vendute, dicono a’ loro figliuoli, quando da essi si separano: a rivederci in pellicceria.»


14-11-2008 — Autore: Fausto Raso

Articolo più recenteIndice articoliArticolo precedente