Che bella catagrafe!
La parola proposta da questa rubrica, e ci auguriamo che sia rispolverata, è: catagrafe.
Sostantivo femminile, di provenienza ellenica, che sta per “immagine (pittura) di profilo”.
Punti di vista grammaticali
Alcuni insegnanti, spalleggiati da... alcune grammatiche, ritengono errato cominciare un periodo con la congiunzione ma perché essendo avversativa il suo uso è corretto solo con frasi (o due elementi) che indicano contrasto come, per esempio, «era bello ma non elegante».
E dove sta scritto? Si può benissimo, ed è formalmente corretto, cominciare una frase o un periodo con il ma in quanto questa congiunzione indica la conclusione o l'interruzione di un discorso per passare a un altro.
E come liquidiamo la questione della virgola dopo il ma? Ci spieghiamo. I soliti grammatici ritengono errato l'uso della virgola dopo la predetta congiunzione avversativa. A questi soloni della lingua ricordiamo che se la congiunzione avversativa (ma) precede una frase parentetica la virgola non solo è corretta ma è... d'obbligo: avrei voluto telefonarti ma, visti i precedenti, non ho avuto il coraggio.
Nell'esempio riportato, l'espressione “visti i precedenti” è una frase parentetica, la virgola dopo il ma è, per tanto, obbligatoria.
Dunque, cari amici, quando avete dei dubbi grammaticali non consultate testi di lingua scritti da illustri sconosciuti, amici di editori compiacenti: troppo spesso questi sacri testi sono l'esempio della contraddizione, per non dire delle mostruosità linguistiche.
Sarebbe auspicabile e utile, in questo campo, l'intervento dell'Accademia della Crusca. Tutte le pubblicazioni scolastiche dovrebbero avere l'imprimatur della suddetta Accademia: in questo modo si raggiungerebbe — senza la nascita di un apposito organismo — quell'uniformità linguistica invocata, anni fa, dall'insigne prof. Nencioni.
I testi, infatti — seppure scritti con stile personale — conterrebbero le medesime regole e i fruitori non avrebbero possibilità di errore.
Fare le parti del leone
Quest'espressione è talmente conosciuta che quasi ci sembra di offendere l'intelligenza dei lettori il riproporla con la relativa spiegazione. L'esperienza ci dice, però, che molto spesso alcuni adoperano i modi di dire pappagallescamente, senza conoscerne, cioè, la provenienza e il significato recondito.
Questa locuzione, dunque, si usa quando si vuole mettere in evidenza il fatto che una persona divide a proprio vantaggio qualcosa da spartire; oppure quando prende la parte migliore di alcunché (e più abbondante) con la... forza. L'espressione si adopera anche riferita a persone che in una determinata situazione assumono — di propria iniziativa — un ruolo importante, di prestigio, lasciando gli altri in ombra.
Il modo di dire è tratto da alcune favole di Esopo (ma anche di Fedro e La Fontaine) in cui un leone, dopo essere andato a caccia con un asino, divide la preda in tre parti, dicendo: «La prima spetta al primo, vale a dire a me che sono il re. La seconda mi spetta in qualità di socio, quanto alla terza saranno guai tremendi per te se non ti decidi a squagliartela».
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