Stranezze linguistiche

In lingua italiana — crediamo lo sappiano tutti — non è possibile stabilire una regola generale per distinguere il genere naturale e quello grammaticale dei sostantivi. Ciò è dimostrabile attraverso numerosi esempi.
Nel nostro idioma è infatti facile trovare sostantivi riferiti a maschi ma che sotto il profilo grammaticale sono femminili: spia; guardia; guida; sentinella. E viceversa, sostantivi grammaticalmente maschili riferiti a donne come, per esempio, soprano e contralto.
Le cose si ingarbugliano maggiormente quando, passando dalle persone alle cose, ci imbattiamo in sostantivi che secondo il genere naturale debbono essere neutri, mentre nella lingua di Dante sono ora di genere maschile ora di genere femminile.
Perché, per esempio, la guerra è femminile mentre il conflitto è maschile? Ancora. Perché il coraggio è maschile mentre il suo contrario, la paura , è femminile? Per quale motivo l’ arte è femminile e l’ artificio è maschile?
Una spiegazione per ognuna di queste stranezze ci sarebbe, anzi c’è, ed è di carattere prettamente etimologico-grammaticale, non di certo naturale.
Queste piccole noterelle per mettere in evidenza — come accennato all’inizio — il fatto che non è possibile stabilire dei criteri logici generalizzabili per la classificazione dei sostantivi nel genere femminile o maschile. Solo un buon vocabolario può venirci in aiuto.

15-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


La testa e il capo

La testa e il capo — nell’uso corrente — sono l’uno sinonimo dell’altro; tuttavia c’è — a voler sottilizzare — una piccola differenza.

Con il termine capo ci si riferisce più spesso all’anatomia umana, mentre con quello di “testa” ci si può riferire tanto all’anatomia dell’uomo quanto a quella degli animali.

Inoltre nelle espressioni di uso comune e in quelle adoperate in senso figurato i due termini ( testa e capo ) hanno, talvolta, usi completamente distinti e non sempre sono interscambiabili nella medesima proposizione. Qualche esempio.

Ricevere un colpo tra capo e collo (e non tra testa e collo ); andare a testa alta (non a capo alto ); fare a testa e croce (non a capo e croce ); testa di rapa (non capo di rapa ); essere in capo al mondo (non in testa al mondo ); venirne a capo (non a testa ); andare a capo; capo d’aglio ecc. Testa e capo, insomma, non sono sinonimi assoluti: occorre tenerlo presente, quando si scrive.

14-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Verbi sovrabbondanti

Tempo fa abbiamo visto che si chiamano sovrabbondanti quei verbi che appartengono a due diverse coniugazioni (non declinazioni , si badi bene) perché hanno due diverse desinenze nell’infinito presente.
Alcuni di questi hanno il medesimo significato pur appartenendo a coniugazioni diverse ( adempiere, adempire ); altri, invece, cambiando di coniugazione mutano anche di significato ( fallare, fallire ).
Crediamo di fare cosa gradita compilando un piccolo elenco delle due diverse categorie.

Verbi che non mutano di significato: adempiere, adempire; ammansare*, ammansire; annerare*, annerire; compiere, compire; dimagrare*, dimagrire; empiere, empire; intorbidare, intorbidire*; starnutare, starnutire.

Verbi che cambiano di significato: abbrunare (mettere il lutto), abbrunire (diventare bruno); arrossare (rendere rosso), arrossire (diventare rosso); assordare (rendere sordo), assordire (diventare sordo); fallare (sbagliare), fallire (fare, subire un fallimento); imboscare (nascondere), imboschire* (piantare alberi, un bosco).

(*) I verbi contrassegnati con l’asterisco non sono di uso comune.

13-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink