Alleppare

Ecco un’altra parola, un verbo per l’esattezza, che ci piacerebbe fosse rispolverata e rimessa in circolazione: alleppare(o leppare). I vocabolari moderni, infatti, non la registrano. Significa fuggire.

Fra i testi che la... attestano il vocabolario di Policarpo Petrocchi e quello del Tommaseo — Bellini. Per l’origine diamo la parola a Ottorino Pianigiani:

Etimo.it - leppare.

05-09-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Mettere il fodero in bucato

Il rag. Rompini fu chiamato d’urgenza dall’usciere addetto al pubblico: un signore, stanco dell’estenuante attesa e della lunghissima fila, aveva messo a soqquadro la sala d’attesa — si fa per dire — dove la gente si accalcava per poter accedere agli sportelli. «Corra, ragioniere —gridò il commesso — una persona del pubblico ha messo il fodero in bucato!».
Il direttore dell’agenzia lì per lì non capì il linguaggio del suo dipendente; «costui è impazzito», pensò; poi si rese conto che un pazzo, in effetti, c’era: era uno del pubblico che, in preda a un raptus da stanchezza, aveva dato in escandescenza rompendo varie suppellettili.
L’usciere voleva dire, infatti, che una persona era improvvisamente impazzita e usò quel modo di dire desueto per non dire sconosciuto. «Mettere (o fare) il fodero in bucato» significa, dunque, impazzire. Ma qual è l’origine di questa locuzione? È presto detto.
Nei tempi andati si chiamava fodero una sorta di sottana fatta di pelliccia e la stessa pelle concia di qualche animale per foderare i vestiti. Ora mettere una pelliccia (fodero) nel bucato è da pazzi in quanto, si sa, si rovinerebbe. Probabilmente, in passato, qualche donna deve averlo fatto se ciò ha dato origine al modo di dire.

02-09-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


A crudo

Ciò che stiamo per scrivere non sarà condiviso, forse, da qualche linguista d’assalto. Nel caso non ce ne facciamo un cruccio e andiamo avanti per la nostra strada. Veniamo al dunque.
In tutti i programmi gastronomici delle varie emittenti televisive non si sente altro che l’espressione a crudo: l’olio va messo a crudo. Crudo, ricordiamolo, è un aggettivo e un sostantivo (
Etimo.it - crudo) il cui significato primario è non sottoposto a cottura e non c’è alcun bisogno di farlo precedere dalla preposizione a: prosciutto crudo (non cotto, dunque).  Qualcuno chiederebbe al pizzicagnolo di un supermercato due etti di prosciutto a crudo?
Perché l’olio o altre sostanze alimentari debbono essere a crudo? E a proposito di crudo, che in senso figurato significa rude, duro, rozzo, il corrispettivo avverbio è crudamente, non crudemente, come si sente e si legge spesso. Concludiamo ponendoci un interrogativo: a quando l’espressione a cotto?
A crudo, secondo il Tommaseo-Bellini, «dicesi di operazione fatta sopra le cose di terra prima di cuocerle" (vasi di terra, ecc.)».

01-09-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink