Comandante e godere

Rispondiamo ad alcuni quesiti postici dal gentile lettore Flavio C. di Portogruaro:

a) si può dire indifferentemente il comandante la compagnia e il comandante della compagnia; la scelta dell’articolo o della preposizione articolata dipende dal valore che viene attribuito al termine comandante: se lo si considera sostantivo sarà seguito dalla preposizione che introduce il complemento di specificazione; se, invece, viene considerato un participio presente (dal verbo comandare) sarà seguito dall’articolo;

b) il verbo godere può essere sia transitivo sia intransitivo: godere una cosa e godere di una cosa. È intransitivo quando sta per beneficiare (godere dei benefici di legge); è transitivo quando sta per gustare una gioia: godo la vostra compagnia, vale a dire gusto la gioia di stare in vostra compagnia.

03-06-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Pazzia e abbazia

L’amico lettore Edoardo F. di Colleferro scrive: «Le parole che al loro interno contengono la 'z' sono sempre causa di dubbi amletici. Perché, per esempio, 'pazzia' ha due 'z' e 'abbazia', invece, una sola? Esiste una regola per una corretta grafia?»

Si ha doppia zeta (zz), cortese amico, davanti a vocale semplice: corazza, pazzo.

Si ha una sola zeta (z), invece, davanti a due vocali: azione, abbazia.

Le eccezioni sono quasi inesistenti: razzìa e pochissime parole derivate da altre che al loro interno ne contengono due per la regola sopra citata: pazzia (da ‘pazzo’); corazziere (da corazza); razziale (da razza).  

01-06-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Diminutivi

Un lettore ci scrive: «Però, anche tra -ino" e "-etto"; tra "-ina" e "-etta" quando, come diminutivi, si usano entrambi, c'è una differenza. Al bambino: "mettiti la scarpina": Cenerentola ha perduto una scarpetta lungo la scalinata; alla colf: "Compra anche una scatoletta di tonno"; alla sartina: "Gli spilli riponili sempre nella loro scatolina"; "poverino", bel bambino, ti hanno rubato le caramelle! "poveretto", chiede l'elemosina. Una faccina "rosa" piena di salute. La faccetta è "nera"? Qui c'è il dubbio! (Firma)»

Gentile lettore, abbiamo l’impressione che ci sia un po’ di confusione a proposito dell’alterazione dei sostantivi (e degli aggettivi), in particolare dei diminutivi. Il suffisso -etto (di origine incerta) ha per lo più valore vezzeggiativo ed esprime affetto, gentilezza, simpatia, cordialità, a seconda dei casi: libro/libretto, maglia/maglietta, fanciulla/fanciulletta.
Il suffisso -ino (dal suffisso aggettivale latino -inus, passato e diminutivo) è il principe dei diminutivi, vale a dire il più comune essendo largamente presente nel linguaggio infantile: grande/grandino, letto/lettino.
Nella lingua parlata produce alterazione, con valore attenuativo, in alcuni avverbi: presto/prestino, tardi/tardino, poco/pochino. Essendo il più adoperato si ritrova anche nelle varianti -(i)cino e -olino: campione/campioncino, osso/ossicino, fresco/ frescolino.

31-05-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink