Condurre al talamo e contaminarlo

Tutti i lettori coniugati hanno messo in pratica la prima espressione (condurre al talamo); pochi, tra questi, ci auguriamo, la seconda (contaminarlo).

Perché si adoperano questi modi di dire? Perché il talamo (dal greco θάλαμος, thàlamos) nell’antica Grecia indicava la camera da letto all’interno di una casa e, in seguito, per estensione la camera matrimoniale e lo stesso letto.

Figuratamente, quindi, condurre al talamo significa sposare, prendere in matrimonio e si riferisce particolarmente all’uomo nei confronti della donna.

Colui che contamina il talamo, invece, sempre figuratamente, commette (anzi: commetteva) adulterio contaminando il letto (talamo) coniugale

14-01-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Furtare

Ci scrive Rossano A. da Macerata «Gentile dr Raso, si potrebbe dire — secondo lei — furtare, riferito a una persona che ruba, che compie un furto? Pasquale ha furtato trentacinquemila euro. Tutti i vocabolari che ho consultato, però, non lo riportano. Grazie della sua attenzione. Cordialmente».

Cortese Rossano, il verbo che lei propone si potrebbe inserire tra le parole da salvare perché esisteva ed è stato relegato nella soffitta della lingua.
Furtare è attestato nel Vocabolario degli Accademici della Crusca (1741) e nel dizionario del Tommaseo-Bellini che, però, già lo dava come desueto.
Ancora prima si trova  in un certo periodo della storia del nostro idioma scritto, in testi due e trecenteschi. Ecco Ugieri Apugliese: «So’ leale e so furtare, / spender saccio e guadagnare».
Non manca nel Boccaccio: «Io perdon più fiate acquistai, / non per mio operar, ma per colui / pietà a cui la figlia già furtai».
Se vuole il mio parere (per quello che può valere), quindi, lo adopererei senza difficoltà alcuna per riportarlo agli antichi splendori linguistici.

Dizionario.org - furtare

13-01-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Tagliare la testa al toro

Chi non conosce questo modo di dire, adoperato in senso figurato, che si tira in ballo allorché  si adotta una soluzione netta e definitiva; oppure quando si prende una decisione drastica, anche se questa comporta un danno irreparabile o una definitiva rinuncia?
La locuzione ha due diverse spiegazioni. La prima è intuitiva: quando il toro (nelle corride) viene ferito mortalmente, per non farlo soffrire gli si taglia la testa.
L’altra, divertente, si rifà a un racconto popolare e, quindi, di autore ignoto. Si narra, dunque, di un toro che un bel giorno si infilò con la testa in un orcio e non riusciva più a uscirne.
Il contadino, proprietario del recipiente, non volendo assolutamente rompere il vaso per liberare l’animale si rivolse a un amico per un consiglio. Questi non trovò altra soluzione che tagliare la testa al toro e il contadino poté, così, salvare la sua giara.
E a proposito di toro, quanti di voi, spesso, sono costretti a prendere il toro per le corna quando debbono affrontare e risolvere un problema con decisione? Questo è, infatti, il senso dell’espressione su detta. Sembra, infatti, che il modo ottimale per non farsi infilare dal toro o da qualunque altro animale provvisto di corna sia proprio quello di afferrarlo per le... corna, in modo da immobilizzargli la testa. Di qui l’uso figurato della locuzione.

12-01-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink




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