Essere un serpente di mare
Quest’espressione dovrebbe esser nota a coloro che si occupano d’informazione, in particolare ai giornalisti. La locuzione sta a indicare, infatti — come si può facilmente intuire — una notizia falsa, completamente inventata che, però, ha tutta l’aria della verità.
Il modo di dire — adoperato in senso figurato — si rifà al nome generico di serpenti di mare dato a leggendari animali marini dall’aspetto orribile, mostruoso, più simili ai draghi che ai serpenti.
Di qui, per l’appunto, l’espressione giornalistica per definire una notizia sensazionale ma che alla verifica si rivela completamente inventata.
Infilar le pentole
Questo modo di dire ha il medesimo significato degli altri più noti e, quindi, più adoperati: restare al verde; essere in bolletta ed esser povero in canna. Chi va a infilar le pentole, dunque? La persona che improvvisamente cade nella miseria totale e alla quale non resta altro da fare che meditare sulle pentole... vuote.
Infilare, in questo caso, assume il significato di mettere in fila, allineare: il povero in assoluto può solo infilar le pentole, vale a dire le può allineare ma non riempire.
In senso metaforico la locuzione acquista anche il significato di sprofondare da uno stato sociale alto in uno basso. Nei tempi andati si usava anche assolutamente e l’ha infilate, espressione riferita alla persona che falliva e, quindi, cadeva in miseria.
Ai falliti non restava altro che infilare le pentole, cioè... contarle e basta. I lettori non più tanto giovani avranno ancora viva l’immagine degli accattoni che portavano — infilata alla cintura — una pentola o scodella, per lo più di latta, con la quale andavano a prendere la minestra nei vari conventi.
Denigrare e insultare
Breve viaggio attraverso il vocabolario italiano alla ricerca di parole di uso comune il cui significato scoperto è noto per... pratica. Sappiamo benissimo — per pratica, appunto — che il verbo denigrare significa diffamare, screditare, togliere ad altri il buon nome con volontaria malizia. Bene. Soffermiamoci un attimo su quest’ultima accezione per scoprire il significato recondito del verbo.
Quando denigriamo una persona, dunque, le togliamo il buon nome. Ma come? Tingendolo di nero. Denigrare, infatti, vale propriamente tingere di nero venendo pari pari dal latino denigrare, composto con la particella intensiva de e niger (nero). Adoperato estensivamente nel senso di annerire il buon nome il verbo in oggetto ha acquisito in lingua volgare (l’italiano) il significato figurato di diffamare tingendo di nero, appunto, il buon nome di una persona.
Quando, invece, insultiamo qualcuno, vale a dire l’oltraggiamo, in senso metaforico gli saltiamo sopra. Anche questo verbo, adoperato in senso figurato, è pari pari il latino insultare, forma intensiva di insilire (saltar su), formato con la particella in (su, sopra, contro) e salire (saltare). Non diciamo, infatti, sempre in senso figurato, che «quella persona mi è saltata addosso»? Vale a dire mi ha offeso, ingiuriato.
E a proposito di ingiuria, cioè di offesa che lede materialmente o moralmente, quando la mettiamo in atto non facciamo altro che una cosa ingiusta ledendo il diritto di una persona. La voce, infatti, è un derivato del latino iniurius (ingiusto), composto con il prefisso negativo in (che toglie) e ius (diritto). L’ingiuria, quindi, è tutto ciò che è fatto in onta al diritto di alcuno, quindi danno, affronto, oltraggio, L’ingiuria, insomma, è ogni fatto detto o scritto dolosamente allo scopo di togliere il buon nome a una persona ed è affine ma non uguale alla denigrazione.
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese