Un uso errato di alcuni verbi
Quanto stiamo per scrivere non avrà l’approvazione di certi linguisti — ne siamo convinti — che sosterranno a spada tratta un luogo comune: è l’uso che fa la lingua. Questo è anche vero; l'uso, però, non deve andare a discapito delle leggi che regolano il nostro idioma. È invalso l’uso, infatti, di... usare, erroneamente, alcuni verbi nella forma riflessiva.
Qualche esempio: mi sono sbagliato sul suo conto (ho sbagliato); alcuni arnesi, se non si adoperano, si arrugginiscono (arrugginiscono); il malvivente l’avrebbe fatta franca se non si fosse inciampato in un sacco che lo ha fatto cadere (avesse inciampato); Ciao, come ti sei invecchiato! (sei invecchiato); l’altopiano si digrada lentamente verso la costa (digrada); le mie piante, a causa della siccità, si sono avvizzite (sono avvizzite); Giovanni, per il dolore, s’è ammattito (è ammattito); quando le ciliegie si matureranno le raccoglieremo (matureranno); le condizioni del paziente vanno peggiorandosi di giorno in giorno (vanno peggiorando); quando cominciò a piovere mi infilai in un portone per ripararmi (infilai un portone); ti sei abusato troppo della mia pazienza! (hai abusato).
Abbiamo piluccato qua e là scartabellando giornali e periodici. Come avete visto, gentili amici, il risultato è... orrendo.
Francesismi travestiti (da italiani)
Abbiamo titolato queste noterelle Francesismi travestiti perché li usiamo senza rendercene conto: hanno, invece, il loro corrispettivo (schietto) italiano. Qualche esempio? Pilucchiamo qua e là dai così detti mezzi di comunicazione di massa. In parentesi il corrispettivo vocabolo italiano.
Giovanni aveva il portamonete nel taschino del gilè (corpetto, panciotto); questo flacone (questa boccetta) mi ha bucato la tasca dei pantaloni (calzoni); se apri il tiretto (cassetto) della scrivania troverai ciò che cerchi; in quel negozio si vende al dettaglio (al minuto); il documento non è valido perché mancante del timbro (bollo) dell’ufficio che lo ha redatto; quel libro è bellissimo e ricco di vignette (illustrazioni); Carlo, ormai privo di risorse (mezzi), era in preda alla disperazione; la cantante debutterà (esordirà) domani all’Arena di Verona; perché vuoi azzardare (arrischiare) tutto questo denaro in un’impresa incerta?
Parole e costrutti alla francese
Vediamo, dunque, gentili amici, alcuni vocaboli e costrutti alla francese che in buona lingua italiana sono da evitare.
La nostra “fonte” sono sempre i mezzi di informazione. In corsivo i costrutti gallicizzanti e in parentesi quelli corretti.
Il barbone ritrovato alla stazione dalle forze dell’ordine, nonostante i suoi ottant’anni e passa, si porta bene (gode ottima salute); il Mosè è un capo d’opera (capolavoro) del Buonarroti; sull’A1, ieri, ha avuto luogo (è accaduto) un gravissimo incidente; il presidente della squadra si è felicitato (si è rallegrato) per la bella e importantissima vittoria; il pubblico ha potuto assistere a uno spettacolo sensazionale (impressionante); l’indomani (il giorno dopo) l’ospite ha lasciato, di buon’ora, la città; l’uomo è stato immediatamente messo al corrente (informato) dell’accaduto; in quel caffè le consumazioni (bibite) si pagano veramente care; bisogna stabilire una linea di demarcazione (separazione, confine) tra le due località; i rapinatori parlavano con marcato (spiccato) accento dell’Est; tutto il mondo (tutta la gente) ricorda quell’avvenimento; oggi quel cantante è una celebrità (persona celebre); la confezione (lavorazione, fattura) di quell’abito non è piaciuta al grande pubblico; il rango (grado) di ammiraglio corrisponde a quello di generale; la partita è stata aggiornata (rimandata) per l’impraticabilità del campo; l’ospite, inatteso, è stato colmato d’attenzioni (cortesie).
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