Pietire? No, piatire

Moltissime persone, soprattutto quelle che lavorano nelle redazioni dei giornali, sono convinte della bontà del verbo pietire nell’accezione di chiedere una cosa con molta insistenza, piagnucolando e raccomandandosi: vengo a pietire la tua comprensione.
No, amici, in buona lingua, anzi, in lingua il verbo pietire non esiste. L’argomento ci sembra della massima importanza, vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza scusandoci, nel contempo, se l’argomento fosse già stato trattato.
Si dice piatire, con la a, non con la e. Probabilmente coloro che dicono e scrivono pietire pensano che questo verbo derivi dal sostantivo pietà. Convinzione errata. Vediamo il perché.
Il verbo corretto, dunque, è piatire che alla lettera significa contendere in giudizio, dibattere e, per estensione litigare ed è un derivato del sostantivo piato (lite giudiziaria, controversia). Quest’ultimo sostantivo è il latino placitum, participio passato neutro del verbo placere (piacere); propriamente il placitum è un parere, una decisione, un’opinione, una sentenza e ha acquisito, nel tardo latino, l’accezione di causa, lite. Piatire, dunque, significa discutere, litigare (durante il dibattimento in tribunale non si litiga, non si ‘discute’?).
In seguito, attraverso un processo semantico e nell’uso prettamente familiare, piatire ha assunto il significato di — come possiamo leggere nel nuovo vocabolario della lingua italiana Treccanilamentarsi con tono querulo, fastidioso; piatire sulla propria condizione; piatire sulla propria miseria; anche con uso assoluto (da solo): non fa che piatire.
Adoperato in senso transitivo e familiarmente vuol dire, per l’appunto, chiedere con noiosa e fastidiosa insistenza (quasi litigando, da piato, lite, come abbiamo visto), assumendo atteggiamenti umili: piatire protezione, piatire favori.
Pietire, ripetiamo, è un verbo inventato (dai giornali?), in lingua esiste solo piatire, come si può vedere anche nel vocabolario Gabrielli in rete (Dizionari Repubblica.it - piatire).
Questo verbo, insomma, non ha nulla che vedere con la pietà e il pietismo. Quest’ultimo termine sta a indicare un movimento religioso protestante nato nel diciottesimo secolo in polemica contro la concezione dei costumi e, per estensione, sentimento di pietà non giustificato da valide ragioni. Questo sì, viene da pietà, anzi da pietista, tratto dal latino pietas (devozione religiosa).
Per concludere, cortesi amici navigatori, se tenete a parlare e a scrivere correttamente non prendete esempio da ciò che leggete sui giornali i cui articolisti — ci sia consentito — non fanno la lingua. Raramente un giornalista è anche un linguista.

01-05-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Il troncamento

Due parole due sul troncamento perché abbiamo notato che non tutti lo usano correttamente, vale a dire non seguono le norme che lo regolano.
Il troncamento, dunque, è la caduta di una vocale non accentata o dell’intera sillaba di una parola davanti a un’altra che cominci sia con una vocale sia con una consonante: un(o) amico sincero; un buon(o) cuore. Attenzione, però, e qui è il punto: la consonante iniziale della parola non deve essere una s impura, x, z o formata con i digrammi gn, pn, ps. Non possiamo scrivere (o dire), per esempio, un zaino; nessun straniero; un psicologo ecc.
Per poter fare il troncamento è inoltre necessario che la parola da accorciare non sia monosillabica e non sia — come già visto — accentata sull’ultima sillaba e che davanti alla vocale finale che si vuole eliminare sia presente una delle seguenti consonanti: l, m, n, r.
Cosa importantissima: la parola troncata non si apostrofa e non si accenta mai, a parte qualche eccezione tra cui: piè (piede); mo’ (modo); po’ (poco).
Un’ultima annotazione. Scrivendo, cadiamo molto spesso nell'errore di confondere il troncamento con l’elisione (apostrofo) e di mettere per tanto un apostrofo di troppo. Non è raro, infatti, incontrare un qual'è in luogo della forma corretta qual è (senza apostrofo) anche presso buoni giornalisti e scrittori.
Una regola empirica ci viene in aiuto: se la parola che intendiamo elidere o troncare può star bene, senza la vocale finale, anche davanti a parola che comincia per consonante vuol dire che si può troncare.

27-04-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Conoscere i propri polli

Forse poche persone sanno che il modo di dire completo che avete appena letto è «conoscere i propri polli alla calzetta».

Il significato è a tutti noto: conoscere perfettamente il carattere di una persona, gli aspetti di una determinata situazione e, quindi, prevederne il comportamento, lo sviluppo e le eventuali azioni.

Ma perché alla calzetta? Nei tempi andati i polli venivano lasciati razzolare, liberamente, per le strade.

I proprietari, per tanto, si premuravano di contraddistinguere i propri polli legando alla zampa di ogni singolo animale da cortile un pezzettino di stoffa colorata. Di qui, per l’appunto, alla calzetta.

25-04-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink