Esagerare

Quando usiamo il verbo esagerare sappiamo che, in senso figurato, alziamo un argine, ammonticchiamo (qualcosa)?
Il significato scoperto del verbo lo conosciamo benissimo: far apparire qualcosa più grande, più importante di quello che è in realtà.
Il significato nascosto, invece, è quello di cui parlavamo prima perché, originariamente, questo verbo che viene dal latino exaggerare, composto con ex e agger, -ris (argine, terrapieno) valeva alzare un argine, costruire una fortificazione, ammonticchiare.
Lo stesso sostantivo argine dal punto di vista etimologico significa (raccolta di materiale) portato presso, composto con ad (presso) e gerere (portare).
Tornando a esagerare, con il tempo questo verbo ha perso il significato originario per acquisire quello figurato di accrescere, ingrandire, aumentare, amplificare, quindi… esagerare.

06-04-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Il risultato

Vogliamo vedere altre parole che adoperiamo inconsciamente — ogni giorno — senza conoscerne, per l’appunto, il significato nascosto?
I lettori sportivi che la domenica attendono con ansia il risultato della loro squadra del cuore sanno, per esempio, cosa è questo risultato? Lo sanno, come dicevamo, per pratica.
Questo termine, dunque, non è altro che il participio passato del verbo risultare, tratto dal latino resultare, intensivo di resilire (saltare indietro, rimbalzare), composto con il prefisso re (indietro) e salire (saltare) che propriamente vale rimbalzare, quindi provenire, derivare come conseguenza e, in senso figurato, venir fuori di conseguenza.
Non si dice, infatti, sono ‘usciti due tre e cinque uno? Sono venuti fuori, cioè, due tre e cinque uno?

30-03-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


La materassa

Sì, cortesi amici, avete letto bene, non sono errori di battitura: quella sorta di sacco pieno di lana (un tempo) o altro che ricopre tutta la superficie del letto e che serve per dormirci sopra ha questo nome sconosciuto. Nel linguaggio di tutti i giorni, invece, questo aggeggio è più conosciuto come materasso.
Ma anche quest’ultimo nome, in un certo senso, è sconosciuto: lo adoperiamo, infatti, senza conoscerne il significato recondito. Perché, insomma, questo sacco che tutti agogniamo la sera, tornando a casa, dopo una giornata particolarmente defatigante ha questo nome?
Questo preambolo, gentili amici, per mostrare bene il fatto che molto spesso, per non dire sempre, adoperiamo delle parole di cui conosciamo il significato per pratica e il materasso o la materassa è una di queste parole. Vogliamo vedere, dunque, il significato coperto di materassa?
Il termine non è schiettamente italiano ma arabo, matrah (cuscino), tratto dalla matrice matraha (gettare) e propriamente vale luogo su cui si getta, si stende qualcosa, quindi tappeto su cui sdraiarsi.
Questa voce, fa notare il Deli, «compare quasi contemporaneamente in Italia, in Francia, in Germania e in Inghilterra e tutto lascia credere che il punto di partenza, necessariamente meridionale, sia l’Italia, dove matrah, sotto l’influsso dei rappresentanti volgari di plumacium è diventato matracium=materasso’.
E tutto fa supporre, inoltre, che questa romanizzazione sia stata introdotta nei vari paesi, più che attraverso i mercanti italiani, dai Crociati, i quali hanno applicato all’oggetto arabo il nome adattato alla lingua dei porti italiani
».

23-03-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink