Dattilogramma

Attenzione a questo sostantivo.
Non è, come alcuni credono, un telegramma battuto a macchina, bensì la riproduzione in serie delle impronte digitali di una persona e conservate negli archivi della polizia.
Il suo plurale sarà, naturalmente, dattilogrammi. Il Treccani in rete, stranamente, non lemmatizza il termine.

29-09-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink


Il plurale dei nomi in -orio

Alcuni vocabolari (ma forse tutti) ritengono che il plurale dei nomi in -orio si faccia regolarmente, vale a dire sopprimendo la desinenza finale -o: il dormitorio, i dormitori. Dissentiamo totalmente.
Poiché l’argomento ci sembra della massima importanza riteniamo sia il caso di specificare che tutti i sostantivi che finiscono in “-orio” nella forma plurale prendono la doppia i (ii): l’oratorio, gli oratorii. Seguendo questa semplice regoletta saremo sicuri di non trovarci mai in difficoltà e, quindi, di non cadere in errore o creare ambiguità.
Il plurale di oratore, per esempio, potrebbe confondersi con il plurale di oratorio. Per non creare confusione diremo, per tanto, che gli oratori hanno tenuto una conferenza negli oratorii.
Ancora. Il plurale di dormitorio (con una sola i) potrebbe confondersi con il plurale di dormitore, voce arcaica ma pur sempre esistente.
Alcuni linguisti consigliano, in proposito, di segnare l'accento grafico sul plurale dei sostantivi in -orio per non confonderlo con il plurale di parole simili: direttòri (plurale di direttorio) e direttóri (plurale di direttore).

22-09-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink


Sposare sotto l'albero fiorito

Chissà quanti amici lettori, inconsapevolmente, hanno messo in pratica questo modo di dire — per la verità poco conosciuto — che significa sposare senza l’approvazione ecclesiastica, vivere in concubinaggio. La locuzione sembra sia nata a Roma, ai tempi della Repubblica Romana del 1798.
Narrano le cronache del tempo che allora i matrimoni si celebravano sotto l’albero della libertà innalzato sulla piazza del Campidoglio dove i promessi sposi, perché la loro unione fosse legalmente valida, dovevano pronunziare alla presenza di un ufficiale dello stato civile la semplice formula: «Questo è mio marito», «Questa è mia moglie».
Da questa usanza è nato, appunto, il modo di dire suddetto, sposare sotto l’albero fiorito, vale a dire convivere senza regolare matrimonio.

15-09-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink




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