Stare in campana
Questo modo di dire il cui significato è a tutti noto e adoperato a ogni piè sospinto quando ci si rivolge a una persona per invitarla a essere vigile e pronta, soprattutto allorché ci si trova in una situazione delicata, difficile o facilmente contestabile (stai in campana, Giovanni, tutti i sospetti, gli indizi sono contro di te) è tratto – naturalmente in senso figurato – dal gergo sportivo, precisamente dal gioco della pallacanestro.
Gli appassionati di questo sport dovrebbero conoscerlo: la segnaletica del campo di gioco presenta – davanti alla porta avversaria e sotto il canestro – una sorta di campana entro cui il giocatore deve essere molto attento, vigile, perché deve impedire all’avversario di centrare il canestro con il pallone.
Il giocatore che si trova dentro quel recinto deve, insomma, stare in... campana. Di qui, per l’appunto, l’uso figurato della locuzione.
Sulla congiunzione e
La congiunzione e, lo dice la stessa parola, per lo più ha valore congiuntivo e aggiuntivo: noi e voi. Ma ha anche un altro valore poco conosciuto: l’avversativo: l’oratore ha parlato per tre ore, e non ha detto nulla.
È un pleonasmo obbligatorio quando forma locuzioni interponendosi fra tutti e un aggettivo numerale cardinale (tutt’e cinque) o fra un participio passato e l’aggettivo bello: bell’e detto.
È un pleonasmo inutile, invece, collocare la e fra due numerali: cento e sette. Molto meglio: centosette.
Unita a un avverbio richiede il così detto raddoppiamento sintattico: eccome, eppure, ebbene, epperciò ecc.
Tenaglie, tenente, tenore...
È interessante vedere come alcune parole dal significato completamente diverso siano figlie di uno stesso padre, il verbo tenere: tenaglia (o tanaglia, arnese adoperato per lo più nella forma plurale), tenace, tenente, tenore. I primi due sono di significato intuitivo, gli ultimi due abbisognano – a nostro avviso – di una spiegazione.
Il tenente è la forma abbreviata di luogotenente, vale a dire «colui che tiene il luogo, che fa le veci del comandante»; il tenore sta per mantenimento, continuazione (tenore di vita, per esempio) ma si dice anche di un cantante che riesce a mantenere, a tenere la voce alta, acuta.
I detrattori della scienza etimologica sono serviti.
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