Esoterico ed essoterico

Si presti molta attenzione a questi due aggettivi: non sono uno la variante dell'altro (come molti, erroneamente, credono). Hanno significati differenti.

Il primo (esoterico) significa riservato agli iniziati e, figuratamente, misterioso, ermetico; il secondo (essoterico) vale destinato al pubblico, quindi chiaro, palese.

27-07-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Pasta al sugo? No, con il sugo

Due parole due sull'uso corretto della preposizione a che concorre alla formazione di molte locuzioni avverbiali in cui la suddetta preposizione va sempre ripetuta.
Chi vuole scrivere e parlare correttamente, rispettando cioè la lingua di Dante, dovrà dire (e scrivere) quindi: a mano a mano; a poco a poco; a passo a passo; a tre a tre; a spalla a spalla; a goccia a goccia; a faccia a faccia ecc.
Colui che non ripete la preposizione a e dice, per esempio, corpo a corpo in luogo di a corpo a corpo incorre, se non in un errore, in un francesismo che in buona lingua italiana è da evitare.
Come sono da evitare le espressioni – anche se di uso comune – pasta al sugo; gelato al cioccolato; risotto ai funghi e simili.
La preposizione a in questi casi va sostituita con la sorella con in quanto è l'unica autorizzata a introdurre il complemento di mezzo. Pasta con il sugo quindi, non al sugo.

23-07-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


La mansarda

Esaminiamo un'altra parola di uso comune e dal significato nascosto: mansarda. Cominciamo con il dire che non è un termine schiettamente italiano essendoci giunto dal francese mansarde.
Il significato scoperto, dunque, tutti lo conosciamo: piccola sopraelevazione di alcuni edifici a forma di abbaino con tetto a due spioventi e, per estensione, soffitta. Il significato coperto nasconde il nome dell'architetto francese François Mansart (1598-1666) che introdusse questo tipo di costruzione riconvertendo i sottotetti e già usati come abitazione nel periodo medievale.
Quanto ad abbaino, cioè al lucernario, vale a dire all'apertura sopra i tetti, per salirci sopra, o per dar luce a camere che stanno sotto il tetto viene dal genovese abbaén (fratino, piccolo abate). «Da un documento del Quattrocento – ci fa sapere Gianfranco Lotti – si apprende che in Liguria questo termine era in uso per indicare la tegola di ardesia, di colore simile a quello dell'abito di certi frati. A maggior ragione fu chiamata abbaino ogni finestra , praticata sui tetti, con copertura a due spioventi, la cui forma ricorda il cappuccio dei monaci».
Restando in tema di etimologia (e per assonanza), è interessante scoprire l'origine di abate che, attraverso il latino abbate(m) , passando per il greco ecclesiastico ci conduce all'aramaico ab (padre). Gli abati, i frati, non sono i nostri padri?

20-07-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink