La nascita di ex

Moltissime persone ritengono, erroneamente, che ex sia un prefisso e lo uniscono al sostantivo che segue con un trattino: ex-ministro. Niente di più inesatto, appunto. Ex è una preposizione impropria con valore avverbiale, non c’è alcun motivo logico-grammaticale di unirla al nome con un trattino (e sarebbe errato anche se fosse un prefisso perché questo si attacca direttamente al sostantivo: vicecapufficio, non vice-capufficio). Alcuni vocabolari, però... Ma tant’è.
Ex, dunque, è una preposizione trasportata pari pari dal latino all’italiano e alla lettera significa fuori di, già e si adopera in modo corretto solo davanti a titoli di natura temporanea per indicare che quel titolo (o quella funzione) è finito, non c’è più.
Si dirà, per tanto, in forma corretta, ex ministro; ex preside; ex dirigente; ex capufficio in quanto si tratta di cariche (o titoli) a termine, cessate le quali non si è più ministro, preside, capufficio. Un medico, un avvocato o un professore, invece, restano tali anche quando la loro funzione viene a cessare perché si tratta di titoli di natura permanente, acquisiti attraverso un regolare corso di studi universitari (lo stesso discorso per i titoli acquisti attraverso un diploma: un ragioniere resta tale sempre).
Ex, insomma, si adopera (e ripetiamo sempre staccato e senza trattino) correttamente solo davanti ad alcuni sostantivi per indicare la condizione di colui che in passato ha avuto una carica o ha espletato una funzione che non corrisponde più a quella attuale: ex atlteta; ex combattente; ex deputato; ex sindaco. Un professionista, invece, resta sempre tale. Sorridiamo, quindi, quando ci capita di leggere sulla stampa che un ex medico è stato arrestato: costui resta sempre un medico anche se esercita... all’Ucciardone.

14-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Andare di conserva

Un gentile lettore desidera conoscere l’origine dell’espressione andare di conserva che, come sappiamo, significa andare insieme; andare d’accordo; procedere ordinatamente.

La locuzione, cortese amico, proviene dal gergo marinaro catalano anar en conserva (navigare di conserva, dal latino conservus, compagno). Si potrebbe dire navigare in compagnia.

E si riferiva, propriamente, alla navigazione fatta da un convoglio di navi al fine di evitare gli inconvenienti cui, eventualmente, sarebbe potuta andare incontro una sola unità in una navigazione solitaria.

13-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Càlcare o calcàre?

Un gentile lettore, con un messaggio privato, chiede un parere circa la corretta accentazione di calcare in quanto alcuni suoi amici docenti (e con la complicità di certi vocabolari) sostengono che il vocabolo deve avere l’accento sulla prima a (càlcare, pronuncia sdrucciola) quando non è verbo ma sostantivo, quando, cioè, indica un derivato del calcio.

Quindi: calcàre le scene ma il càlcare dell’acqua. La risposta non può che essere una sola: calcàre (accentazione piana) in entrambi i casi. Questo perché l’etimologia è la medesima. Nel primo caso il latino calcàre, nel secondo il latino calcàrius, ambedue da calx, calcis.

11-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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