È proprio una farsa...

Riprendiamo il nostro viaggio alla ricerca di parole o frasi di uso corrente il cui significato recondito non è chiaro a tutti. Vi sarà capitato un’infinità di volte, gentili amici lettori, di sentire (o dire voi stessi) che tutto si è risolto in una farsa, vale a dire che tutto ciò si pensava dovesse essere trattato con la massima serietà – considerata l’enorme importanza – alla fine si è trasformato in un nulla di fatto.
Per comprendere l’origine e il significato di farsa occorre tornare indietro nel tempo e fermarsi al XIV secolo. In quel periodo storico non esistevano ancora i teatri e gli spettacoli si tenevano all’aperto – nelle piazze – e i soggetti erano tratti dalla storia sacra: i così detti misteri.
Con il trascorrere del tempo si cominciò a rappresentare, come intermezzo ai misteri, brevi scene di contenuto profano (non sacre, quindi) allo scopo di alleggerire l’austerità e la pesantezza dello spettacolo principale, la storia sacra, appunto.
E, sempre con il trascorrere del tempo, queste scenette assunsero, via via, un carattere scherzoso, allegro, fino a diventare addirittura volgari. Bene. In Francia, dove ebbe origine questo intermezzo, la scena inserita tra un atto e l’altro prese il nome di farce (ripieno, imbottitura) e questo dal latino farcire (riempire, imbottire, infarcire): scena introdotta nello spettacolo come ripieno.
Dal francese farce dunque, si è fatto l’italiano farsa. Se apriamo un qualsivoglia vocabolario, lo Zingarelli, per esempio, alla voce farsa possiamo leggere: «Genere teatrale risalente al XV secolo, ancor oggi vivo, di carattere comico e grossolano e, in senso figurato, serie di avvenimenti o imprese sciocche e ridicole”. etimo.it

07-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


È un canard

Quando sui giornali, nei tempi andati, si leggeva una notizia priva di fondamento, una fandonia, una frottola si diceva è un canard. Canard è un vocabolo francese e significa anitra.

La frase sembra abbia avuto origine da una storiella narrata dal conte di Châlons:

«Avevo sei anitre, ne uccisi tre, le tagliai a pezzi che lasciai nel recinto nel quale stavano le superstiti. Mezz'ora dopo, queste ultime le avevano mangiate fino all'ultimo ossicino. Ne uccisi un'altra, che subì la stessa sorte. Il giorno dopo, recatomi nel recinto non trovai che penne e una zampa. Le due ultime rimaste si erano mangiate fra loro».

06-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


La bugia e la menzogna

La bugia e la menzogna non sono sinonimi? Come mai alcuni preferiscono la bugia alla menzogna? Gentili amici, sarebbe come domandarci per quale motivo alcuni preferiscono dire bello e altri, invece, grazioso. La differenza sostanziale – per quanto ne sappiamo – non esiste; esiste, invece, quella etimologica.
La bugia ha origini barbare, cioè straniere, mentre la menzogna è schiettamente un termine italiano in quanto i suoi natali sono latini. Probabilmente – a nostro modo di vedere – chi preferisce dire bugia lo fa per togliere quel senso di pesantezza che ha, invece, la menzogna. La bugia, infatti, ha un sapore bambinesco.
Questo, ripetiamo, è solo un nostro modestissimo parere avvalorato dal fatto che con il termine bugia si intende anche quella macchiolina bianca sulle unghie (si dice, infatti, ai bambini che si forma quando dicono le bugie) il cui vocabolo scientifico è leuconichia.
Ma veniamo alla differenza etimologica, cominciando dal nome barbaro. Se apriamo un qualunque vocabolario della lingua italiana alla voce bugia, leggiamo: «asserzione contraria alla verità». La sua origine, come detto, non è squisitamente italiana ma franco-germanica: bauzia che significa cattiveria, frode, malizia.
Da bugia è stato coniato il verbo bugiare (dire bugie) il cui uso, però, è desueto: molti vocabolari, infatti, lo hanno relegato nella soffitta della lingua. Sono vivi e vegeti, invece, gli altri derivati: bugiardaggine; bugiarderia (vizio di dire bugie) e bugiardo.
Più complessa l’origine di menzogna (con la z aspra) tratta dal latino tardo mentionia, derivato di mentiri (mentire). Ma andiamo con ordine. Dal verbo latino mentiri, tratto da mens, mentis (mente, cervello, intelletto) che in origine valeva fingere con la mente, attraverso vari passaggi semantici sono nate le forme mentionia e mentionéa, quest’ultima più vicino alla forma odierna italiana.
Chi dice una menzogna, quindi, sotto il profilo strettamente etimologico finge con la mente, fa, per tanto, una asserzione contraria alla verità (ed ecco scoperta la somiglianza con la bugia). Quanto alla desinenza  ogna o sta per umnia, come nel latino calumnia, divenuto calugna e italianizzato calunnia o come finale aggettivale femminile, sempre latino, onéa, che si riscontra anche nelle voci dialettali piemontesi come, per esempio, in ambriac-ogna, ubriachezza e in tisic-ogna, tisichezza.

04-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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