Scappare e scampare

Riprendiamo il nostro viaggio attraverso l’immensa foresta del vocabolario della lingua italiana alla scoperta di parole di uso comune il cui significato vero è nascosto. Prendiamo, per esempio, il verbo scappare. Chi non conosce il significato scoperto?
Scappare significa - e lo sappiamo per “pratica”, per esperienza - «allontanarsi velocemente per sfuggire qualcosa o qualcuno»: i malviventi, vedendo la polizia, scapparono a gambe levate. Bene. Questo il significato scoperto. E quello nascosto? Quello, cioè, insito nella parola, più esattamente all’interno del verbo? È più semplice di quanto si possa immaginare.
La persona che scappa, metaforicamente, si toglie la cappa (il mantello) per essere più libera nei movimenti. Sotto il profilo etimologico scappare è formato con il prefisso sottrattivo s- e il sostantivo cappa; è un verbo denominale quindi, e vale, appunto, togliersi la cappa per fuggire più rapidamente e per non farsi prendere dai lembi del mantello (o cappotto).
È l’opposto di incappare che, oltre all’accezione primaria di indossare la cappa, significa anche «incorrere in pericoli, in insidie, in errori»: incappò nei rigori della legge. Anche questo è un verbo parasintetico derivando da un sostantivo con l’aggiunta di un prefisso, per l’esattezza il sostantivo cappa e il prefisso in-, e propriamente significa andare a cadere in qualcosa che avvolge come una cappa.
Scappare, per assonanza, ci ha richiamato alla mente il verbo scampare il cui significato è chiarissimo: sfuggire a un pericolo, salvarsi, rifugiarsi: pochi scamparono dal naufragio; scampò in un paese straniero.
Anche questo verbo ha un significato nascosto: colui che scampa a un pericolo «esce da un campo di battaglia». È composto, infatti, con il prefisso s- e il sostantivo campo e propriamente vale uscire salvo dal campo (sottinteso di battaglia). Quanto all’ausiliare, a seconda del contesto, può prendere tanto essere quanto avere.

29-06-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Interditore o interdittore?

Sì, vogliamo peccare, decisamente, di presunzione affermando che se per ipotesi, tra le molte leggi e leggine, se ne varasse una che interdicesse le persone con scarsa padronanza della lingua madre dallo scrivere moltissime penne della carta stampata (e no) dovrebbero cambiare mestiere.
Siamo rimasti interdetti nel leggere su un quotidiano che fa opinione il vocabolo interditore in luogo della forma corretta interdittore (con due “t”). Diciamo subito – a scusante dell’autore (una grande firma) del termine incriminato – che buona parte dei vocabolari non registrano la parola in oggetto.
Ciò non significa, però, che chi scrive per il pubblico – e diffonde, quindi, la cultura (linguistica e no) – sia esentato dal conoscere la corretta grafia dei termini che... diffonde.
Interdittore, cioè ‘proibitore’, viene dal latino interdictore(m) e divenuto in italiano interdittore, appunto, per la legge linguistica dell’assimilazione: la consonante c è stata assimilata dalla consonante t. L’assimilazione – forse è bene ricordarlo – è un processo linguistico per cui dall’incontro di due consonanti la prima diventa uguale alla seconda, cioè si assimila.
Diverso, invece, il caso dell’aggettivo brettone che si può scrivere anche con una sola t (bretone). A nostro modo di vedere, però, la forma con una sola t è l’italianizzazione del francese breton e, quindi, da evitare. La grafia corretta brettone (con la doppia t) è dovuta all’origine del termine che è il tardo latino britto”, brittonis.

26-06-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Fare la politica del carciofo

Raggiungere il proprio fine gradualmente, cogliendo le occasioni favorevoli a mano a mano che si presentano; impossessarsi un po’ per volta di una cosa, come se si stesse mangiando un carciofo foglia per foglia. Questo il significato dell’espressione.

La locuzione fa riferimento a una frase di Emanuele Filiberto di Savoia (1528–1580) il quale lottò aspramente contro le invasioni francesi e spagnole per riconquistare buona parte del suo ducato. Sembra, dunque, che il duca abbia riassunto il suo punto di vista a proposito del nostro Paese in questa frase: «L’Italia? Un carciofo di cui i Savoia mangeranno una foglia per volta».

25-06-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




I nostri siti
En français
In english
In Deutsch
En español
Em portugues
По русски
Στα ελληνικά
Ën piemontèis
Le nostre applicazioni mobili
Android