Avere il pallino...

Avere il pallino di una cosa, tornare, cioè, sempre con il pensiero a questa; avere, insomma, quasi una mania.

Con molta probabilità il modo di dire si collega all'uso dei giocatori di bocce che per vincere la partita cercano di far accostare il più possibile le bocce al pallino.

Di qui, appunto, il probabile significato di pallino come idea fissa verso la quale tutto converge.

12-05-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Multe comminate...

Da un Tg abbiamo sentito che a Roma le «multe comminate dai vigili sono state...». Una multa non si commina, si dà, si infligge. Perché, dunque, comminare una multa è errato? Perché comminare – come recitano i vocabolari degni di tale nome – significa «minacciare una pena».
Viene, come il solito, dal latino comminari, composto di cum e minari e alla lettera vale minacciare insieme.
Oggi la stampa, soprattutto quella sportiva, usa questo verbo nel significato di infliggere: «il giudice sportivo ha comminato due turni di squalifica al giocatore Sempronio». Questo uso è maledettamente errato.
Comminare, ripetiamo, significa minacciare, prevedere una pena, non infliggere. Chi può comminare una pena, cioè prevederla, stabilirla non può essere che la legge. Quindi: la legge, il regolamento commina, cioè stabilisce, prevede una pena e il giudice l'applica, la infligge.
Il giudice, insomma, come fa notare il linguista Aldo Gabrielli «non commina, non minaccia la pena ma la applica in base a quanto stabilisce il codice, la dà, la infligge, l'assegna, o anche, con un latinismo proprio del linguaggio curialesco, la irroga».
La polizia municipale di Roma, quindi, non ha comminato nessuna multa, stando alla lingua italiana.

11-05-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Anche le vespe fanno i favi

Ecco un modo di dire, veramente sconosciuto ai più, con il quale si invitano le persone a stare in guardia, al fine di distinguere tra ciò che realmente è buono e quello che buono lo è solo in apparenza.

L'espressione fa riferimento al favo costruito dalle vespe che apparentemente è simile a quello messo in opera dalle api, ma sostanzialmente ben diverso.

La locuzione riprende un detto di Tertulliano ("Adversus Marcionem", 4,5) il quale con la sua similitudine intendeva stigmatizzare aspramente la fondazione delle Chiese dei Marcioniti.

10-05-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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