Essere in bolletta

Per trovare la spiegazione di questo modo di dire che – come tutti sappiamo – significa versare in precarie condizioni economiche, non avere una lira, anzi un euro, occorre prendere il discorso alla lontana e soffermarci sull’ebollizione dell’acqua. Dell’acqua? Ma cosa c’entra l’acqua con i soldi? Lo vedremo subito.
La bolletta, in senso lato, è il diminutivo di bolla: quel rigonfiamento che fa l’acqua quando… bolle. Si chiamò, quindi, bolla (latino bulla) qualsiasi cosa tondeggiante e rigonfia.
Per la medesima ragione si chiamò bolla il sigillo di ceralacca, in modo particolare quello che i re e i papi applicavano sui loro atti ufficiali: si ebbero, così, le bolle imperiali, le bolle regie e quelle papali.
In seguito si chiamò bolletta (piccola bolla) qualunque documento emanato dagli uffici pubblici: bolletta del telefono, bolletta del gas, bolletta della luce e via dicendo.
E siamo così, giunti, all’origine dell’espressione essere in bolletta. Poiché anticamente c’era l’usanza di esporre in pubblico la lista dei nomi (bolletta, documento emanato da una pubblica autorità) di coloro che erano falliti, in teoria, quindi, privi di denaro, è nata la locuzione essere in bolletta, essere cioè sulla lista di coloro che per svariati motivi versano in condizioni economiche disagiate.

21-04-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


La sinonimia

Con il termine sinonimia si intende – in linguistica – una corrispondenza semantica di due o più parole, vale a dire una somiglianza di significato di due o più vocaboli. Alcuni, in proposito, sono convinti del fatto che sinonimia equivale a identicità. Così non è: non esistono in lingua italiana (ma neanche nelle lingue straniere) vocaboli che potremmo definire gemelli; c’è sempre una piccola sfumatura di significato.
Per questo motivo alcuni linguisti, prudentemente, tendono a precisare che sono chiamati sinonimi i nomi che hanno il medesimo significato fondamentale; c’è sempre, infatti, qualcosa che sfugge e rende impossibile la perfetta equivalenza dei significati.
Una riprova? Prendiamo tre vocaboli apparentemente uguali, vale a dire tre sinonimi: stanza, sala e camera; la loro sinonimia si fonda sul fatto che tutti e tre hanno lo stesso significato fondamentale, ma a un attento esame presentano delle sfumature particolari che mettono in luce la loro diversità.
Vediamo. Stanza viene dal latino stans, stantis, participio presente di stare, propriamente star fermo in un luogo e in questo significato vale dimora, alloggio: il mio amico ha preso stanza (vale a dire: alloggio) presso alcuni parenti.
Sala proviene, invece, dal franco sal e originariamente stava a significare una abitazione di una sola stanza. Oggi ha acquisito il significato di stanza grande adibita a vari usi: sala d’aspetto, sala d’ingresso, sala da ballo, sala da pranzo, sala di lettura e così via.
Camera, infine, è propriamente la stanza da letto. Questo vocabolo ha origini antichissime che ci rimandano al sanscrito kamar (esser torto, esser curvo) che ha dato vita al greco καμάρα (kamàra) e al latino camera (volta di una stanza; le volte non sono curve, kamar?, NdR) passato pari pari in lingua italiana. Gli architetti romani chiamavano camarus, ricurvo, infatti, il soffitto della stanza in cui erano soliti riposare. Per estensione, con il trascorrere del tempo, il termine è passato a indicare, per l’appunto, la stanza da letto.
Da questi esempi si possono ben notare, quindi, le diverse sfumature dei vari sinonimi. Per questa ragione, in linguistica si parla di sinonimia approssimativa e di sinonimia assoluta. Nella sinonimia approssimativa i vocaboli sinonimi sono intercambiabili solamente in determinati contesti. Provate a sostituire, infatti, sala da ballo con camera da ballo e vedrete che il conto non torna, per usare un’espressione dell’aritmetica. Si può benissimo dire, invece – il conto tornasala da pranzo o camera da pranzo (anche se camera in questo caso non è un termine appropriato).
Nella sinonimia assoluta i vocaboli sinonimi sono, viceversa, intercambiabili in tutti i contesti. Bisogna dire, però, che i sinonimi assoluti sono veramente molto rari. Sono assoluti, per esempio, le preposizioni tra e fra anche se, a voler sottilizzare, c’è una differenza a livello stilistico: al fine di evitare la successione di sillabe uguali si preferisce dire, per esempio, tra fratelli piuttosto che fra fratelli.
Sono sinonimi assoluti – anche se, ripetiamo, c’è sempre una sottile differenza - invece e viceversa; ma e però; termosifone e calorifero e altri – insistiamo rari – che ora non ci vengono alla mente.
Per concludere queste modeste noterelle ribadiamo il concetto: nella maggior parte dei casi i sinonimi differiscono tra loro per particolarità o aspetti diversi o sono… sinonimi solo parzialmente.

20-04-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


In bocca al lupo!

Chi non ha mai detto a qualcuno in bocca al lupo! per augurargli un grande successo in una determinata faccenda; agli esami, per esempio?

In gergo linguistico quest'espressione è un'antifrasi (dal greco αντί (anti, contro) e φράζειν (fràzein, parlare), vale a dire una locuzione adoperata in senso contrario a quello che ha propriamente.

Si augura, quindi, a una persona di andare in bocca al lupo proprio perché non ci vada. In questo senso è una sorta di scaramanzia.

19-04-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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