Mangiare la foglia...
Originariamente l’espressione era aver mangiato la foglia, con il significato di capire al volo; intendere prontamente il senso del discorso; capire subito le intenzioni altrui; insomma, intuire dove uno voleva andare a parare.
Tra le tante ipotesi circa l’origine del modo di dire, quella che fa Ugo Enrico Paoli sembra la più convincente. Egli considera la foglia come un collettivo: più foglie che si fanno mangiare agli animali vaccini. Questi, a loro volta, si dividono in due gruppi: i lattanti che prendono il loro nutrimento dalla poppa materna e le bestie adulte che già hanno cominciato a mangiare la… foglia.
Secondo il Paoli, dunque, il senso pratico del mondo contadino ha associato all’espressione aver mangiato la foglia il concetto di saggezza e di scaltrezza.
Un che non errato
Mi meraviglio (ma non troppo) del fatto che ancora oggi a scuola si condanni un particolare uso del che chiamato che temporale.
Il figliolo di un mio amico ha preso un voto bassissimo in un tema in classe perché ha scritto «era il giorno che mio padre era in ferie». Secondo l'insegnante quel che andava sostituito con in cui.
Niente affatto, professore, quel che è correttissimo perché equivale, appunto, a in cui. È, insomma, un che con valore temporale. Basti ricordare, in proposito, il celeberrimo verso dantesco: «Lo dì c'han detto ai dolci amici addio». Diamo un bel 2 anche al divino Poeta?
Si usi tranquillamente, dunque, il che ogni volta... che equivale a durante, da che, da quando e simili.
Il pericolo di vita
Il pericolo sta nel fatto che si muoia, non che si viva. Sui tralicci dell'alta tensione i cartelli che avvertono del pericolo recitano, infatti, “pericolo di morte”, non “pericolo di vita”.
Qualcuno, forse, obietterà che è una frase ellittica del verbo: pericolo di (perdere la) vita. Sarà…
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