A onta di...
Questo sostantivo femminile (onta) significa, propriamente, vergogna, dispetto e simili.
Viene dal francese honte, a sua volta dal tedesco haunitha (dileggio, beffa): ha vinto a onta dei suoi avversari. Quando manca l'idea della vergogna, del dileggio, del dispetto il suo uso non è corretto.
È improprio, quindi, adoperare questo termine — come fanno alcuni — nel significato di nonostante: sono uscito a onta della pioggia. Si dirà, correttamente, nonostante la pioggia.
Essere nell'occhio del ciclone
Quest'espressione viene adoperata per dire che una persona si trova nei guai. Ma, almeno all'origine, significava ben altro, quasi il contrario. L'occhio del ciclone è la regione centrale dell'anello dell'uragano dove la pioggia cessa, il vento è moderato e chi vi si trova è in una posizione relativamente calma, più tranquilla di quella dei suoi vicini investiti dalla tempesta.
Scancellare? Sì, scancellare
A scuola ci hanno sempre insegnato che bisogna dire e scrivere cancellare (non scancellare). Contrariamente a quanto ritengono alcuni insegnanti e a quanto riportano alcuni dizionari grammaticali, la forma "scancellare" è correttissima perché la ‘s' dà alla parola un valore intensivo come in sbattere, stirare, sgocciolare, scacciare, svuotare eccetera.
Alcuni ritengono, erroneamente, che la s dia, invece, solo un valore negativo: in altri termini scancellare sarebbe addirittura il contrario di cancellare e fanno l'esempio di piovere e spiovere.
Ma, a parte queste disquisizioni su scancellare o cancellare, cosa c'entra il cancello da cui il verbo deriva? È presto detto. Cancellare (o scancellare) viene dal latino e significa inferriare.
Scancellare uno scritto significa, dunque, farvi sopra dei segni a mo' di cancello per renderlo illeggibile.
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